«Cunicoli e scarichi misteriosi, basta bagni nel Cosia»

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Lucini: «Metteremo nuovi cartelli». Ma si lavora per i tuffi nel lago a Villa Olmo e a Villa Geno

Le immagini apparentemente bucoliche di bambini, adulti e anziani che sguazzano nel Lario, esattamente dove sfocia il Cosia, non devono trarre in inganno: quel punto del lago resta uno dei più inquinati del primo bacino. E, a dirla tutta, le speranze che in un prossimo domani quello specchio d’acqua possa tornare balneabile oggi sono molto ridotte. La conferma arriva direttamente dal sindaco di Como, Mario Lucini. Il quale, però, torna anche a coltivare

la speranza che, in tempi non lunghissimi, comaschi e turisti possano tornare a tuffarsi nel lago nelle zone dei lidi di Villa Olmo e Villa Geno. «Personalmente – spiega Lucini – non ho mai accantonato il progetto Plinius, sperimentato qualche anno fa con buoni risultati nel primo bacino. L’idea di ventole che possano miscelare le acque del Lario a diverse profondità, innescando fenomeni di pulizia, mi sembra buona».
Tanto che, ancora pochi giorni fa, il sindaco ha riparlato del progetto con la Regione e con il Centro Volta, entrambi coinvolti nella sperimentazione (poi abbandonata) di qualche anno fa.
«Realizzare il progetto in maniera definitiva costerebbe tra il milione e mezzo e i due milioni – afferma Lucini – ma in base agli accordi originari, la Regione avrebbe dovuto garantire 800mila euro, la Fondazione Cariplo 500mila, noi circa 250mila e poi era previsto il contributo della Camera di Commercio di Como. Si tratta di cifre che dovrebbero essere ancora tutte disponibili, e a metà settembre riprenderò sicuramente i contatti».
Anche perché il risanamento del primo bacino farebbe il paio con un’altra grande speranza. «Stando ai recenti monitoraggi, specialmente nella zona di Villa Olmo – afferma il sindaco – l’acqua in quel punto è piuttosto pulita, così come nella parte finale di viale Geno. Continueremo i campionamenti, ma c’è la speranza che lì il lago torni a essere balneabile in tempi brevi».
Tornando al caso del Cosia, nella zona dietro il Tempio Voltiano, dove decine di persone ogni giorno fanno il bagno, Lucini è decisamente drastico.
«In quell’area la situazione è molto più complicata – sottolinea – Esistono scarichi e cunicoli di vario tipo, nemmeno tutti censiti ancora esattamente. Quindi, almeno in alcuni casi, non sappiamo con precisione cosa finisce nel lago. Di sicuro, in quel punto l’acqua è inquinata e difficilmente sarà risanata in tempi rapidi».
Ne consegue che «i bagni alla foce del Cosia sono e restano vietati». Ma visto che tuttora in troppi sfidano leggi e rischi per la salute, ecco che «provvederemo a migliorare la segnaletica di divieto».

E.C.

Nella foto:
La foce del Cosia, alle spalle del Tempio Voltiana, è di fatto utilizzata come una sorta di spiaggia urbana da comaschi e turisti

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