«Da 20 anni in Italia. Senza lavoro è impossibile pagare un affitto»

Parla uno dei “residenti”
Gli occhi tradiscono la paura e anche la rabbia. Nello sguardo il segno inequivocabile di una dignità calpestata.
Come ti chiami? «Ghana», risponde l’uomo appoggiato alle pareti di compensato della sua “casa” dentro la Santarella.
Ogni altro nome avrebbe destato dubbi. E scrupoli. Così è tutto più semplice. Nessuna possibilità di essere riconosciuti. Di diventare un problema. Di illuminare d’improvviso una vita vissuta in ombra.
«Vengo dal Ghana. Sono in Italia da 20

anni. E non trovo più un lavoro».
Il dialogo con i disperati che hanno trovato rifugio nella vecchia centrale elettrica della Ticosa non è difficile. Parlano la nostra lingua, sono calmi e mai aggressivi. Non più giovanissimi, i due africani che ieri pomeriggio presidiavano le baracche della Santarella hanno raccontato una storia come molte altre. Fatta di dolore, solitudine, nostalgia.
«Sono arrivato a Como molto tempo fa. Ho lavorato come muratore e in un ristorante. Vivevo a Erba, in una casa in affitto». Sei anni fa la crisi. Il licenziamento. La difficoltà a trovare un altro impiego.
«Come fai a pagare luce, gas e tutto il resto se non hai i soldi? È impossibile». La soluzione è il rifugio di fortuna. La Santarella. Luogo migliore di altri.
«Qui si sta bene. Non abbiamo problemi». Ciascuno dentro il suo cubo di legno e di cartone pressato. Una candela per fare un po’ di luce. E una bacinella d’acqua. Per lavarsi.
Nella vecchia centrale elettrica dismessa c’è una vera e propria comunità. Una decina di uomini. Quasi tutti ghanesi. I pochi soldi che raccolgono sono spesi per il cibo. «Mando anche qualcosa alla mia famiglia». Quanto basta, forse, per non recidere del tutto il filo della speranza.

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