«Durante una festa il Comune staccò la corrente. E ci arrivarono trenta milioni di lire di multa»

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Andrea Rezzonico

Conoscere o anche solo salutare Andrea Rezzonico a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta a Como poteva essere molto importante. Poteva evitarti soprattutto lunghe attese nella calca di chi cercava di entrare al Lido di Cadenabbia o al Lido di Villa Geno, locali cult del tempo. Con Luca Santoro dell’Onda e Vittorio Quattrone, che inventò la discoteca dentro Villa Erba, Rezzonico è stato uno dei principali player delle notti giovani comasche. Oggi fa l’imprenditore in un settore diverso. «Al

massimo organizzo qualche cena a casa mia o al ristorante», scherza.
Ma cosa è cambiato nel modo di vivere la notte?
«Sembrerà un luogo comune, ma negli anni Ottanta c’era un altro modo di divertirsi, trovarsi e creare un gruppo – dice – I giovani erano una comunità in contatto anche senza i telefonini. Non avevamo la tecnologia e così si parlava e si usciva molto di più».
«La nostra generazione ancora oggi ama fare tardi in pizzeria o al ristorante ed è sempre in cerca di luoghi di aggregazione anche solo per vivere una bella serata insieme».
L’impatto delle discoteche e della musica nei lidi fu dirompente su Como da un certo punto di vista.
«La nostra città è stata sempre catalogata come città dormitorio. Viveva per il settore tessile e si doveva andare a dormire presto per arrivare in fabbrica all’alba. Ricordo ancora la prima festa al Lido di Villa Geno. Passò il “Concordia” della Navigazione a fare l’inchino. Ma il Comune mandò i vigili a staccare la corrente. La gente rimase nel locale, continuava a ballare e cantare battendo le mani. La settimana dopo arrivarono 30 milioni di multa. C’era scritto per aver “Compromesso circolazione stradale di Como”».
Poi passaste a Cadenabbia.
«E anche lì riuscimmo a creare la stessa cosa. In questi locali si poteva stare anche insieme a parlare e si conoscevano ragazze simpatiche», conclude.

Nella foto:
Andrea Rezzonico

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