Le “anomalie” del referendum: a Cavargna l’affluenza più bassa

Nel diluvio di cifre, percentuali e numeri che hanno contraddistinto lo scenario del voto in provincia di Como, sono 3 i casi “particolari” emersi dopo la vittoria del “no”al referendum di domenica scorsa.

Innanzitutto l’anomalia – nel trionfo degli oppositori alla riforma voluta da Matteo Renzi – di Moltrasio, unico paese in tutta la provincia ad aver visto trionfare il “sì”. Nel paesino rivierasco infatti i favorevoli alla proposta referendaria sono stati 490 (il 50,46% del totale), i contrari invece 481 (49,54%). Un successo comunque risicato che per soli 9 voti ha trasformato Moltrasio nell’unico avamposto del “sì” su 154 Comuni.

Il perchè è di difficile spiegazione e anche il sindaco del paese, Maria Carmela Ioculano, non ha una risposta. «Innanzitutto non si tratta di una vittoria schiacciante ma molto contenuta. Inoltre, a differenza di altri Comuni, a Moltrasio non è stata fatta una campagna referendaria massiccia. Evidentemente i cittadini hanno voluto evidenziare la loro stanchezza verso un certo tipo di politica», spiega il sindaco. «Oltre questa considerazione non saprei andare. È difficile fare analisi approfondite. Posso solo dire che la gente si è interessata molto a questa riforma e ha voluto esprimere in maniera chiara una posizione. Come Comune anche noi a breve affronteremo il nodo della fusione con Cernobbio e Carate Urio e quindi anche noi ci confronteremo con un cambiamento dello status quo», spiega Maria Carmela Ioculano.

Spingendosi molto più in su per il lago, fin nelle valli tra Lario e Ceresio, si arriva a Val Rezzo, dove ha trionfato il “no” con 90 voti contro i 12 “sì”. Cifre ovviamente ristrette – il paese conta 150 residenti – che si traducono in una percentuale dell’88,24 per il “no” e dell’11,76 per il “sì”. Semplice quanto efficace la spiegazione del sindaco Ivan Puddu. «Sono dati che certificano la voglia della gente di un cambiamento rispetto alla situazione attuale e verso chi ha proposto la riforma poi bocciata», dice il primo cittadino. «L’unica speranza è però poi che alla fine non debbano sempre essere i cittadini a risentire delle scelte della politica», chiude Ivan Puddu.

A Cavargna invece si è registrata l’affluenza più bassa (56,70%) con 96 “no”e 13 “sì”. «La spiegazione che posso dare è strettamente collegata all’alto numero di cittadini di Cavargna domiciliati all’estero – spiega il sindaco Gavino Fiori – Anche a maggio quando si è votato abbiamo avuto un’affluenza molto bassa». E infatti analizzando i numeri dei residenti «va sottolineato come gli iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) e domiciliati fuori sono un centinaio su 230. E difficilmente rientrano per votare. Siamo inoltre in un periodo molto difficile dal punto di vista economico. Le persone hanno difficoltà e quindi non sempre se la sentono di rientrare per votare», spiega il sindaco.

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