Le associazioni scrivono a Landriscina «Di notte resti aperto il centro migranti»
Cronaca

Le associazioni scrivono a Landriscina «Di notte resti aperto il centro migranti»

Appello al sindaco per trasformare in centro di accoglienza notturna il campo di via Regina. La scelta di chiuderlo avrà evidenti ripercussioni sui servizi per le persone senza dimora: ne sono convinti gli esponenti di numerose associazioni ed enti al servizio della grave marginalità, tra i quali la Caritas, l’Opera Don Guanella, la Fondazione Somaschi e la parrocchia di Rebbio di don Giusto Della Valle.
Firmano insieme una lettera al sindaco di Como Mario Landriscina e al vicesindaco leghista Alessandra Locatelli per chiedere che «il campo profughi di via Regina non venga chiuso ma, pur ridimensionato in conseguenza delle modificate esigenze, venga convertito in luogo di accoglienza notturna per tutte le persone senza dimora della città, sostituendo il servizio “Emergenza freddo” di via Sirtori e le cosiddette “tende”».
«Continueremmo – si legge nel documento delle associazioni della Como solidale – a garantire anche al campo, in una logica di sussidiarietà, l’apporto dei volontari e l’organizzazione del servizio. Se la situazione della città non è più quella dell’estate 2016 – spiegano le associazioni – è altrettanto vero che i respingimenti dalla Svizzera sono continui. Operatori e volontari dei nostri servizi incontrano ogni giorno nuove persone che chiedono di essere aiutate. La nostra è una città di confine ed è sempre stata luogo di passaggio per italiani e stranieri. Oggi inoltre, anche per i limiti evidenti delle politiche sull’immigrazione, il numero delle persone è aumentato, incrementando la popolazione dei senza dimora. Riteniamo che non si possa solo pensare di chiudere con continuità strutture, spazi e luoghi senza costruire alternative».
Il campo di via Regina è governativo e non dipende direttamente dall’amministrazione locale. Le associazioni credono però che «questo elemento possa essere superato se c’è volontà politica».
L’amministrazione comunale è però di parere contrario, pur lasciando aperto un canale di dialogo. «Convocherò al più presto un tavolo con le associazioni del territorio che si occupano di marginalità per ragionare con loro su possibili soluzioni al problema dei senza fissa dimora», ha detto ieri il vicesindaco e deputata leghista Alessandra Locatelli. «Rispetto al 2016, quando si parlava di 5.000 presenze – ha detto – la situazione è nettamente cambiata. Ora siamo a circa 300 migranti sul territorio e la metà di loro non ha i requisiti per rimanere qui. Non abbiamo intenzione di fare politiche per i richiedenti asilo. Il centro verrà chiuso e ne sono molto soddisfatta. Non è possibile pensare di utilizzare quello spazio perché è sottoposto a vincoli ed è stato creato per un’emergenza che oggi non c’è più. Per questo decade automaticamente la sua valenza. Auspichiamo comunque una fattiva collaborazione con la rete dei servizi, di cui facciamo parte, per l’emergenza freddo e per tutti gli altri fenomeni di marginalità presenti sul nostro territorio. Su questo fronte ci stiamo impegnando ad attivare nuove convenzioni: ho sentito l’associazione Piccola Casa Federico Ozanam per avere qualche posto in più da offrire alle persone senza dimora. È importante poter proporre loro anche percorsi personalizzati e prolungati, affinché possano essere reinseriti nella società».

25 ottobre 2018

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Fabrizio

Fabrizio Barabesi fbarabesi@corrierecomo.it


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