Cronaca

Le bocciature di De Michelis: musei cittadini inefficienti ed esposizioni prive di mordente

alt L’analisi della Camera di Commercio

Musei cittadini come “Fortezze Bastiani” di buzzatiana memoria, in attesa vana di visitatori. E grandi mostre che hanno sì totalizzato numeri importanti per quanto riguarda i visitatori ma non hanno aggredito il mercato del turismo culturale in modo efficace.
Una diagnosi impietosa, quella che consegna all’attenzione della

città e dei suoi amministratori la Camera di Commercio lariana.
Si rivela una lettura istruttiva e interessante il saggio a più voci “Il capitale umano”, secondo volume della collana “I capitali di Como” curata dal centro studi dell’ente economico territorial di via Parini a Como.
Il capitolo sulla cultura è firmato proprio da Marco De Michelis, il curatore della mostra su architettura e urbanistica del Nocecento che apre oggi a Villa Olmo e in Pinacoteca (non va peraltro dimenticata la piccola dépendance all’Unione Industriali con 12 schizzi di Antonio Sant’Elia). Il capitolo si intitola La vivacità del sistema culturale comasco. E che vivacità.
Il primo paragrafo si occupa del contesto generale di riferimento e qui piovono le prime lacrime. Infatti è un imbarazzante confronto tra quanto avviene oltre confine, nella vicina Svizzera, che pullula di infrastrutture culturali potenti e ben collaudate, anche nelle località a torto considerate “minori” come le a noi vicine Mendrisio e Chiasso. Como, per De Michelis, ha in tale consesso una identità «peculiare» ma anche «controversa». Vediamo nel dettaglio i musei: con «una frequenza media quotidiana di appena una cinquantina di persone», il sistema che unisce il Museo Archeologico “Giovio”, lo storico “Garibaldi”, la Pinacoteca e il Tempio Voltiano sono un’eredità imbarazzante. «L’irrilevanza dell’impatto» sul turismo è sotto gli occhi di tutti, sottolinea De Michelis, e la media dei visitatori è «ben al di sotto di qualsiasi valutazione di efficienza gestionale e di razionalità della spesa». La Pinacoteca è il malato più grave, con poco più di dieci visitatori al giorno. Strategica appare allora la scelta di una mostra che la colleghi a Villa Olmo in modo sistematico, almeno nella bella stagione. Ma è sulle mostre del passato, quelle firmate dalla precedente giunta, che De Michelis si sofferma in particolare, nonostante il «considerevole successo di pubblico incontrato nell’ultimo decennio dalla produzione delle grandi mostre primaverili a Villa Olmo». Infatti «è evidente il carattere sporadico di queste manifestazioni che non sono state in grado né di modificare la percezione della città come produttrice di cultura, né l’immagine di Como come meta turistica».
Una sentenza in piena regola, che di sicuro non mancherà di alimentare ulteriori dibattiti in città.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
L’assessore alla Cultura Luigi Cavadini (a sinistra) con il curatore dell’evento Marco De Michelis lo scorso dicembre alla prima presentazione ufficiale della mostra nella Sala Giunta di Palazzo Cernezzi (foto Mattia Vacca)
23 marzo 2013

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