Cronaca

Le colline del disonore

La Como immobile
Le aree strategiche dell’ex Sant’Anna e dell’ex Opp scatenano polemiche di fuoco, ma sono senza futuro
Un passato da luoghi simbolo della sanità comasca, un presente a mezzo servizio, un futuro ad altissimo rischio abbandono. Il Sant’Anna e il San Martino (del cui futuro si dà conto nell’articolo sottostante, ndr), per tutti i comaschi l’ex ospedale e l’ex manicomio, persa la loro funzione principale, non hanno mai sviluppato la nuova identità sognata. Oggi, via Napoleona dovrebbe ormai essere la cittadella sanitaria con annesso un nuovo quartiere residenziale e commerciale. Via Castelnuovo, al contempo, dovrebbe ospitare il campus universitario. Tutti i progetti, invece, sono sostanzialmente bloccati senza alcuna prospettiva concreta, almeno a breve, di essere realizzati.
Attorno al San Martino, nei mesi scorsi c’è stato grande fermento, con la corsa contro il tempo – persa – per mettere a punto un progetto del campus che potesse essere finanziato da Fondazione Cariplo e vedere quindi rapidamente la luce. Obiettivo fallito ed ennesimo sogno infranto di rilanciare l’area dell’ex ospedale psichiatrico, peraltro uno dei più grandi polmoni verdi della città.
Su via Napoleona, invece, i riflettori si sono riaccesi nei giorni scorsi, dopo un’intervista del direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, Salvatore Gioia, che ha chiesto «collaborazione per non lasciar naufragare il progetto del nuovo quartiere di via Napoleona». A sorpresa, il Comune di Como è uscito allo scoperto, chiedendo di valutare ipotesi alternative rispetto ad un progetto che, secondo Palazzo Cernezzi, è ormai anacronistico e non compatibile con l’attuale situazione del mercato immobiliare.
Nessun nuovo quartiere Sant’Anna, dunque, secondo il Comune. L’assessore all’Urbanistica, Lorenzo Spallino, ha risposto all’appello di Gioia contestando, da un lato, il ritardo della cittadella sanitaria e, dall’altro, la decisione, presa nel 2003, di portare l’ospedale fuori Como. Critiche ribadite in modo anche più pesante nella sua newsletter personale, diramata nelle scorse ore.
«Occorre essere credibili per poter convincere un operatore privato ad investire a Como, in via Napoleona – aveva detto il direttore amministrativo del Sant’Anna – Se falliremo e non si realizzerà nulla, il problema non sarà dell’azienda ospedaliera e del sistema sanitario regionale, ma sarà della città che non credo possa permettersi di avere altre aree strategiche non valorizzate come merita Como. Mi aspetto da tutti i soggetti coinvolti il massimo impegno possibile».
«Falliremo chi?», aggiunge però con un tono chiaramente polemico Spallino.
«Il Comune di Como non solo ha puntualmente recepito nel proprio strumento urbanistico le previsioni dell’accordo di programma – continua l’assessore all’Urbanistica – ma ha anche “valorizzato”, pur senza averne alcun obbligo, aree di proprietà dell’azienda ospedaliera, garantendo la possibilità di edificare. Le nuove costruzioni previste nell’area dell’ex ospedale beneficiano, in termini di rendita fondiaria, anche di tale previsione urbanistica».
«Como, attrattiva ma soprattutto credibile, ha quindi fatto ben più della sua parte – dice ancora l’esponente della giunta di Palazzo Cernezzi – e continuerà a fare tutto quanto è necessario nel rispetto del quartiere di Camerlata e della città tutta. Ma oggi si aspetta soprattutto che siano gli altri a fare la loro parte».
Contro l’ipotesi del Comune di rivedere completamente il progetto si schiera la Cgil.
«Con amarezza, assistiamo a uno slittamento dei tempi e a un rimpallo di responsabilità che sta bloccando la realizzazione della cittadella sanitaria – attacca Lucia Cassina, della segreteria Cgil – Alcune decisioni fondamentali, più o meno condivise, sono state prese e ora i cittadini comaschi e quelli della provincia meritano di vedere la realizzazione del progetto, che risponde alle esigenze di servizi socio sanitari assistenziali facilmente accessibili».
«“Fare” deve essere l’imperativo che tutti i sottoscrittori dell’accordo di programma devono rilanciare da subito – continua la sindacalista comasca – Eventualmente si potranno realizzare migliorie in corso d’opera, ma il progetto deve partire, altrimenti rischiamo che venga confinato anch’esso nel mondo dei desideri».
Prima dell’estate, la Cgil annuncia l’organizzazione di «un incontro pubblico al quale verranno invitati Comune di Como, azienda ospedaliera, Asl, Regione Lombardia e tutte le istituzioni coinvolte per chiedere tempi certi di avvio dei lavori».

Anna Campaniello

Nella foto:
La collina che ospita gli edifici dell’ex ospedale psichiatrico San Martino si trova nel cuore di Como, sebbene poco visibile dalla strada. A oggi, soltanto una piccola parte degli edifici è utilizzata
15 maggio 2014

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