Le conseguenze del lockdown. La crisi: Varese dà già i numeri, Como no

Camera di Commercio

Quanto è costato il lockdown alle realtà economiche della provincia di Como? Al momento non è dato sapere. La Camera di Commercio, ovvero l’ente pubblico che dispone di tutti i numeri, non ha ancora fatto i conti. Eppure altrove questi dati sono già stati resi pubblici da oltre un mese. È il caso dell’ente camerale di Varese, che il 10 aprile aveva già analizzato l’impatto del lockdown sul suo territorio. Questo, con poco più di un paio di clic. Preso il totale delle imprese, sono state tolte quelle con codice Ateco non previsto dal decreto del 22 marzo per vedere le “attive” e le “sospese”. Poi sono state fatte stime del decremento del Pil e del calo del giro d’affari. Si tratta di parametri importanti per le imprese e anche per tutto il territorio, qualora debba chiedere aiuti e farsi sentire ai tavoli regionali, nazionali e comunitari. Per il Lario, come detto, questi numeri ancora non ci sono.
Accontentiamoci di quelli nazionali, regionali e di Varese (pur di un mese fa) per comprendere l’incidenza della serrata sull’economia reale. Il lockdown ha coinvolto il 51,3% delle imprese nazionali, il 61% di quelle lombarde e il 66% di quelle della provincia di Varese (ovvero 38mila aziende per 145mila addetti). A questi numeri si devono aggiungere poche realtà che hanno ottenuto deroghe anticipate dalle Prefetture.
Riguardo il prodotto interno lordo, sempre su Varese, il calo stimato su base annua sarà di 2 miliardi, la perdita del giro d’affari di 5,5 miliardi a fine di questo mese e di 13 miliardi a fine anno. Su base italiana il Pil dovrebbe scendere dal 6 al 7,5% a seconda delle stime, con -0,75% per ogni settimana di blocco aggiuntivo e -2% per ogni mese. Il 10,4% delle imprese, già al 10 aprile era a rischio fallimento. Aspettiamo ora i dati dalla Camera di Commercio di Como e Lecco (nella foto, la sede).
Alcune associazioni di categoria hanno scelto di procedere direttamente con un questionario tra gli associati. Salvatore Monteduro, segretario generale della Uil del Lario, prova a fare alcune stime.
«Se questi sono i dati di Varese credo che a Como siano anche peggiori. Soltanto per il turismo si parla di una perdita di un miliardo di euro – dice Monteduro – Un settore che nessuno sa quando realmente potrà riprendere. È vero che in giugno verranno riaperte le frontiere, ma quando gli stranieri vorranno tornare a fare le vacanze sul Lago di Como? Si deve fare un lavoro sulla sicurezza percepita, sulla garanzia della salute».
I dati comaschi potrebbero essere peggiori rispetto a Varese anche per la manifattura. «Il nostro settore trainante è il tessile – dice il sindacalista – Le industrie hanno chiuso un 2019 già in difficoltà. Oggi l’export è fermo, non si fanno più le fiere. Ora c’è chi produce mascherine, chi punta sul mercato interno, ma quanto può durare? La situazione è davvero drammatica per tutti i settori. Basta guardare oggi: il lockdown è finito, ma si stima che abbia riaperto soltanto il 60% delle attività».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.