Le contraddizioni svelate dalla didattica a distanza

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Finito ufficialmente l’anno scolastico, quanto meno per gran parte  degli studenti,  è possibile tirare le somme di quello che è stata  la didattica a distanza (Dad).

Occorre prima  ribadire un concetto, e cioè che l’utilizzo degli strumenti didattici, di norma, dovrebbe essere  la conseguenza di scelte educative e didattiche. È importante ribadirlo perché tra le due fazioni che si fronteggiano, cioè coloro che ritengono la Dad un’esperienza positiva e i fautori della didattica in presenza come sola possibilità  di fare una buona scuola, c’è di mezzo una considerazione persino banale: la Dad non è stata una scelta bensì una modalità imposta dalla situazione esterna, cioè il Covid19. Altrimenti sembra che tutto quello che è successo sia stato deliberatamente scelto da qualche pazzo o fannullone, che improvvisamente si è messo ad usare il Pc da casa invece di andare a scuola.

Il recente rapporto Censis sul tema parla di luci e ombre. Così effettivamente è stato. In soli tre mesi è stato necessario fornire di strumenti tecnologici case e famiglie, spesso spiegandone anche l’uso, e costringere una  quota minoritaria ma comunque importante di insegnanti ad usare il computer per fare lezione. Per altri è stato invece naturale, ma certamente è diverso utilizzare l’informatica per integrare una lezione e fare quest’ultima interamente on line.

La scuola era preparata? No. I ragazzi e le famiglie neppure. Il 70% degli studenti ha però seguito almeno una lezione a distanza, il 61% ha ancora un rapporto problematico con l’uso del Pc e il 53 % sente la mancanza della scuola e dei suoi compagni.

Dalle rilevazioni ricaviamo anche  che solo  nell’11% delle  scuole tutti gli studenti sono stati coinvolti nella Dad e l’84% di esse ha dovuto distribuire device mentre  il 75% dei presidi pensa che abbia ampliato il gap nell’apprendimento; i problemi più grossi a essere connessi si sono avuti al Sud.

Credo sia il momento in cui occorre avere chiara la situazione.

L’inserimento in un sistema di nuove tecnologie ha sempre creato e creerà  una netta separazione tra coloro che le sanno usare  e quanti non sono in grado di farlo.

Le nuove tecnologie sono classiste? Certamente sì, c’è chi le possiede e chi no, e inevitabilmente diversificano le competenze. Non solo: l’inserimento di nuove tecnologie inevitabilmente funziona da amplificatore di tutte le contraddizioni.

Il tema non è perciò quello dell’informatica che non include bensì il fatto che accentui alcuni aspetti che sono già presenti anche nella didattica in presenza, ma attribuiti ad altre cause,  mentre la provenienza sociale ed ambientale condiziona in modo determinante l’apprendimento.

Il quadro che  ci dà la Dad è la fotografia delle nostre contraddizioni. Inclusione non significa però tornare ai vecchi sistemi  perché occultano di più, ma mettere tutti in condizioni di accedere  anche a quelli nuovi. Questa è la  vera sfida.

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