Le forbici dello Stato aprono una voragine nei conti del Comune di Como

Como: municipio, palazzo CernezziDieci giorni di colloqui serrati con i colleghi di giunta e i dirigenti dei singoli assessorati.
Dieci giorni per spiegare, in dettaglio, i motivi per cui il prossimo bilancio sarà di lacrime e sangue. Paolo Frisoni, titolare dei “conti” di Palazzo Cernezzi, è alle prese con un nuovo, gigantesco problema. Lo Stato, così come accade da molto tempo a questa parte, ha messo mano nuovamente alle forbici e ha dato un’altra bella sfoltita ai suoi contributi.
«Il fondo di solidarietà è stato praticamente azzerato – dice Frisoni – Più o meno, abbiamo perso 2,3 milioni di euro. Altri 200mila euro sono stati cancellati da altri capitoli». Risultato: la parte corrente del bilancio 2015 del capoluogo lariano dovrà tenere in considerazione una diminuzione alquanto significativa e sostanziosa delle proprie entrate. Non meno di 2,5 milioni, ai quali si dovranno aggiungere i fondi di svalutazione e i fondi rischi il cui ammontare non è ancora stato determinato.
«Ho incontrato tutti gli assessori per spiegare loro la situazione e per verificare, capitolo per capitolo, le spese del Comune», spiega Frisoni.
Una ricognizione preliminare necessaria prima di procedere agli eventuali tagli, delegati in ogni caso alla giunta.
«Le scelte finali saranno fatte in modo collegiale – conferma l’assessore al Bilancio di Palazzo Cernezzi – In questa fase noi ci siamo limitati a guardare ciò che spendiamo. È ovvio che la preoccupazione è forte, perché un taglio così drastico della parte corrente crea situazioni difficili da gestire», aggiunge Frisoni.
Mercoledì prossimo, la giunta di Como approverà il conto consuntivo del 2014 che dovrà essere poi votato anche in consiglio comunale. Subito dopo, secondo le nuove regole dei bilanci cosiddetti armonizzati, verrà completata una radicale revisione dei residui attivi e passivi, ovvero dei crediti e dei debiti che il Comune si è trascinato per anni.
«Avevamo 8mila posizioni aperte», dice Frisoni. Un numero ormai non più sostenibile.
Soltanto dopo queste due manovre, si affronterà la stesura del preventivo, nello scrivere il quale – oltre ai tagli del governo – si dovrà tenere conto anche di alcune variabili cariche di incertezza. Prima fra tutte, le “riserve” presentate dalla Sacaim, l’impresa che ormai molti anni fa si è aggiudicata i lavori di costruzione delle paratie e del nuovo lungolago.
Sacaim ha chiesto al Comune oltre 11 milioni di euro. Di questi, molto credibilmente potranno esserne cancellati subito non più di 4. E gli altri?
«Da parte nostra – annuncia l’assessore Frisoni – chiederemo una relazione all’ufficio legale per conoscere l’entità del rischio». Detto in soldoni: con le nuove regole (ma anche con quelle vecchie, in verità) le maggiori spese preventivabili devono essere accantonate “cash” su un apposito fondo. Con una relazione dell’ufficio legale particolarmente critica o almeno prudente, la giunta di Palazzo Cernezzi potrebbe essere costretta a sacrificare una parte cospicua delle disponibilità liquide in attesa di sapere come andrà a finire la vicenda paratie.

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