Le indagini partite da un arresto avvenuto a Como nel 2009

Il retroscena della maxi-inchiesta
La maxi-indagine della Procura di Terni (pubblico ministero Elisabetta Massini), condotta grazie alla Digos e di concerto con i funzionari dell’antiterrorismo, ha una radice profonda che porta diritta diritta in provincia di Como.
Terra in cui è poi tornata in queste ore con nove perquisizioni a elementi sospettati di essere in qualche modo in contatto con la cellula umbra di quella che viene denominata Hezbollah turco.
Per trovare l’inizio di tutto, dobbiamo tornare al 3 ottobre del
2009 quando, proprio in città, le forze dell’ordine arrestano un cittadino curdo sospettato di essere un componente di Hezbollah turca.
Una operazione di cui si intuisce subito l’importanza e che viene ricordata anche nel rapporto annuale del 2009 redatto dai servizi segreti. Quella di Como è infatti citata tra i dieci arresti più significativi dell’anno. Proprio da quelle manette scattate in riva al Lario sono nate, cresciute e giunte a maturazione le indagini che ieri hanno portato all’emissione di ordinanze di custodia cautelare a carico di sei cittadini turchi di Terni e di altre tre persone (tra cui una donna italiana di Roma). Sono trenta, in tutto, le persone indagate. Tra queste, al momento, nessun residente in provincia di Como anche se gli inquirenti non escludono evoluzioni importanti – su questo fronte – anche per il nostro territorio.
Terra, quella lariana, che la stessa Digos ritiene strategica per l’associazione per delinquere collegata a Hezbollah turco, in quanto il citato movimento terroristico è più forte in Germania, Stato facilmente raggiungibile dalle acque del Lario passando tra l’altro dalla Svizzera, altro snodo strategico per la presenza di banche.
È emerso dalle indagini che la cellula di Terni gestiva una vera e propria filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni alla distribuzione all’ingrosso, fino ad arrivare alla vendita al minuto. Attività (in cui i clandestini venivano spesso impiegati proprio come lavoratori) che assumeva i connotati di un vero e proprio «salvadanaio», per usare le parole della Questura di Terni, «periodicamente svuotato dai vertici dell’associazione» e «diretto a sostenere la causa curda».
A capo dei sei turchi arrestati sono emersi precedenti per terrorismo, ma va anche sottolineato che la polizia stessa – nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri a Terni – ha sottolineato che la cellula umbra non stava progettando alcuna attività sovversiva in Italia. Dove, dunque, erano attivi al solo scopo di racimolare fondi da girare in Turchia per sostenere l’attività di Hezbollah turca.

Mauro Peverelli

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