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Le indagini si concentrano su 8 minuti. Ma decisiva sarà l’autopsia sul 49enne

Otto minuti. È racchiuso in otto minuti il margine di tempo su cui la Procura di Como vuole vedere chiaro prima di individuare eventuali responsabilità e in seguito procedere. È il lasso di tempo che avrebbe impiegato l’ambulanza del 118 – una volta raccolti tutti gli elementi della telefonata del richiedente soccorso – per raggiungere correttamente via Castel Carnasino dal centro città.Questo perché se dall’autopsia – il cui incarico verrà affidato oggi – dovesse emergere che negli

otto minuti successivi alla fine della telefonata con il 112 e il 118, il 49enne di Monte Olimpino era già morto, cadrebbe ogni ipotesi di reato in un fascicolo che per ora è aperto per omicidio colposo a carico di ignoti. Insomma, se il decesso dell’uomo dovesse risultare compreso in quegli otto minuti, allora anche il seppur grave errore commesso dall’operatrice del 112 risulterebbe ininfluente. Un altro elemento, tra l’altro, è già agli atti: ovvero che dodici minuti dopo la partenza verso viale Masia anziché via Castel Carnasino, il 118 aveva cercato di ricontattare il cellulare dell’uomo che risultava muto. Il 49enne era già morto? Oppure era solo impossibilitato a rispondere in quanto stava già male? Insomma, il perno dell’inchiesta in mano al pm Ersilio Capone sarà proprio questo: incrociare il risultato dell’autopsia (all’anatomopatologo del Sant’Anna verrà chiesto di stabilire in quanto tempo è subentrata la morte) con il tempo necessario per raggiungere la via. E solo dopo verrà analizzata una eventuale responsabilità di chi ha operato. Non è un caso, insomma, che al momento il fascicolo rimanga ancora aperto a carico di ignoti.«Il 112 è da reimpostare»Non mancano intanto le prime reazioni politiche al fatto. Il consigliere regionale Daniela Maroni commenta l’errore di Como: «È evidente – dice – che alla luce di quanto successo bisogna impostare diversamente i nuclei operativi, inserendo per ogni turno la presenza obbligatoria di persone che conoscono esattamente il territorio di riferimento, provincia per provincia». Questo per evitare – come è avvenuto – l’errata comunicazione del recapito che può essere dipesa dalla non perfetta conoscenza delle vie cittadine da parte dell’operatrice incaricata. «In situazioni di emergenza, quando anche i minuti sono decisivi nella lotta tra la vita e la morte, non si possono commettere errori di questa portata. E per non commettere errori, bisogna essere preparati al meglio».

M.Pv.

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