Le mani della ‘ndrangheta sulle discoteche e i bar: chiesto il giudizio immediato

agenti della Dia

L’Antimafia di Milano ha chiesto e ottenuto dal giudice Raffaella Mascarino la fissazione a gennaio dell’udienza con il giudizio Immediato in seguito all’operazione “Gaia” che aveva interessato il territorio del Comasco e della Brianza. Sul tavolo della Dda, in indagini firmate dai magistrati Sara Ombra e Cecilia Vassena, erano finite contestazioni che parlavano a vario titolo di di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, porto abusivo di armi, ma anche di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, in arrivo soprattutto dalla Spagna. Nel mirino l’attività di spaccio, ovviamente, ma anche – come già era avvenuto per piazza Garibaldi a Cantù – la gestione dei servizi di sicurezza dei locali notturni del territorio, discoteche e pub dislocati tra Como, Erba, Cantù ma anche Monza e Milano.

Secondo gli inquirenti, la ’ndrangheta controllava i locali notturni (bar e discoteche) non attraverso le proprietà delle quote, bensì con «l’imposizione di ditte di sicurezza di “copertura”, dietro le quali si sarebbero celati soggetti appartenenti alla malavita organizzata calabrese». Condotte che avevano lo scopo ovviamente di fare “business”, ma anche di ottenere fondi da destinare agli affiliati colpiti in questi anni dalle operazioni della Dda e ristretti nelle carceri della penisola: «Tutti i mesi bisogna mandare un regalo agli amici che purtroppo non ci sono più a lavorare con noi – dice un arrestato – e hanno bisogno giustamente di mangiare, no?».

Tra gli indagati ben otto figurano essere residenti in provincia di Como. A tre di loro viene contestata l’appartenenza alla ’ndrangheta. In totale gli indagati sono 19 e quarantotto i capi contenenti ipotesi di reato di vario tipo. Le richieste di custodia cautelare erano state chieste per 27 indagati, mentre le misure restrittive erano state concesse per 22 soggetti. Le ordinanze, nello scorso mese di giugno, erano state eseguite in buona parte della provincia di Como dagli uomini dei carabinieri della compagnia di Cantù, uniti ai colleghi di Monza, che avevano suonato ai campanelli di più abitazioni tra Mariano Comense, Cabiate, Como, Beregazzo con Figliaro, ma anche a Giussano, Seregno, Carte Brianza, Cesano Maderno e anche in Calabria. Un nuovo ed ennesimo maxi blitz – denominato operazione “Gaia” – che aveva inferto un ulteriore colpo alle infiltrazioni della ’ndrangheta nel territorio a Nord di Milano.

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