LE NUOVE FRONTIERE DEL MADE IN COMO

di GIORGIO CIVATI

Il mercato russo
C’era una volta l’Italia dell’immediato dopoguerra, tutta da ricostruire, con consumi – e speranze – alle stelle. Poi è stata la volta dell’Europa e, a seguire, dell’America.
Oggi però il mercato per le aziende comasche, siano esse tessili, o del legno/arredo, oppure di altri settori, non ha più limiti. È il mondo intero, senza confini. Lo richiede la crisi, sempre pesantissima e pressante, lo vogliono le imprese nostrane, che i clienti da tempo sono abituati ad andare a cercarli dove

ci sono, non solo “sotto casa”. E i clienti, oggi, per il made in Como parlano sempre più spesso russo.
Il blocco di Paesi dell’ex Unione delle repubbliche socialiste sovietiche è infatti uno sbocco importante per le produzioni comasche: lo ha sottolineato la Camera di Commercio di Como che, ieri pomeriggio, ha organizzato un convegno sull’interscambio commerciale tra Como e Russia a Lariofiere di Erba. Con dati inequivocabili sull’importanza delle relazioni commerciali tra il Lario e quell’area e sulle possibilità future di ulteriore sviluppo dei business vari.
La bilancia commerciale, e cioè il saldo tra import ed export, vede per esempio nel 2010 un attivo di 130 milioni di euro, come risultato di export per 140 milioni e import per appena 9,5.
I russi insomma comprano da noi, e al contrario ci vendono poco. Una situazione ottimale, per l’economia.
Al di là dei numeri, che pure contano e in questo caso sono ottimi, la riflessione di ieri pomeriggio voluta dai vertici camerali a Erba ha sottolineato che l’economia comasca ha potenzialità ancora importanti, che i prodotti del made in Como hanno mercato, che l’economia locale ha “appeal” nonostante tutto.
Certo, rispetto a uno o due decenni fa tutto si è fatto più complicato: nel passato, si diceva, ad acquistare erano l’Italia, magari la Germania o la Francia, gli Stati Uniti. Oggi tutti questi Paesi non bastano più a far girare le fabbriche, a far quadrare conti e bilanci, a garantire ricchezza e occupazione al territorio.
Oggi i consumatori, i clienti, sono sparsi nel mondo. Anzi, in aree poco conosciute, con culture e mentalità, abitudini commerciali e gusti diversi.
I comaschi però lo sanno: siano essi mobilieri – il settore leader dell’export verso la Russia, con oltre sessanta milioni di euro di ricavi lo scorso anno – o altro, sanno che osare commercialmente è necessario. E lo fanno, ogni giorno, ogni anno, un po’ di più rispetto all’anno precedente.
Russia, Penisola Araba, Cina, Medio ed Estremo Oriente, Sudamerica: sarà difficile, certamente più difficile che in passato, eppure la strada della sopravvivenza delle aziende, del benessere economico del territorio, passa sempre più spesso anche da questi Paesi accanto a mercati più tradizionali.
E il made in Como – partito nella seconda metà del secolo scorso, valigia in mano, per farsi conoscere nel mondo – se percorrerà queste strade ha ancora un futuro.

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