Elezioni 2012

Le paratie test decisivo. Da sciogliere subito i nodi su Villa Olmo e imposte. Ticosa e Pgt sfide da brivido

I temi – Le grandi questioni sul tavolo tra incognite e risposte possibili
Si potrebbero elencare a decine i temi scottanti che attendono i nuovi assessori (e naturalmente il sindaco Mario Lucini) da oggi in poi. Non esiste praticamente settore della vita amministrativa che non riservi grane e nodi apparentemente inestricabili ai “magnifici 8”. Ma girare attorno a quello che è il vero centro di tutto è inutile. Ogni questione, ogni problema, ogni singolo aspetto critico della vita pubblica comasca è riassunto in un emblema principe: il cantiere delle paratie. Questo, naturalmente, nulla toglie alla delicatezza
di temi anche molto più importanti per la comunità: citare i servizi sociali, intesi in un senso allargato alla tutela delle fasce deboli, al sostegno agli anziani, all’educazione dei più piccoli, è fin troppo facile. Per un motivo banale: garantire lo standard attuale è un obbligo per il neoassessore alla partita, Gisella Introzzi E anche riducendo un argomento così importante al puro mercato elettorale, viene da pensare che nelle urne possa risultare più decisiva la soddisfazione o meno di intere famiglie su questa area, piuttosto che il compimento della nuova passeggiata a lago.
Eppure, l’inoppugnabile forza della ragione si scontra con l’enorme potere del simbolo e dell’immaginario che vi gira intorno. Perché il cantiere-calvario sul lungolago ha travalicato il senso di grande opera incompiuta. È il discrimine tra il “farcela” e il “non farcela”
Quindi è qui, prima di tutto, che si gioca la partita della giunta e del sindaco: saper indicare (subito) una rotta precisa da seguire perché quell’enorme cimitero di polvere e detriti torni a rappresentare l’orgoglio e il balcone fisico della città sull’elemento che la rende unica il suo lago. Si badi: saper indicare una rotta è ben altra cosa dal regalare soluzioni miracolistiche e illusorie sulla fine dell’incubo. Quella ricetta è falsa e non funziona. La rotta: ecco cosa deve saper dare la squadra del sindaco e Lucini stesso in prima battuta. La rotta per uscire dalle secche del disastro.
Qualche altro modesto suggerimento. Uno per il nuovo assessore all’Urbanistica, Lorenzo Spallino. Certo, dare un senso alla spianata dell’ex Ticosa è fin troppo facile (e difficilissimo al tempo stesso, vista la giungla giudiziaria in cui è ormai avvolta l’operazione). Ma si può addirittura andare oltre nelle richieste. Si può chiedere a Spallino di mettere la parola fine all’epoca dei piani attuativi – leggi palazzine – disseminati come funghi per la città, senza una bussola e un criterio. Si può dunque chiedere che il Piano di Governo del Territorio – che ha potenzialmente in sé tutti i punti cardinali necessari per governare lo sviluppo di una città per i prossimi anni ed evitare di subire le trasformazioni urbane – esca dal buio degli uffici una volta definito (a breve) e si presenti a tutti, pubblicamente, senza veli né pudori. Per raccogliere critiche ed elogi. E coinvolgerla, questa Como che spesso si lamenta e raramente viene messa alla prova sul serio nelle scelte pesanti.
Se poi – e qui ci rivolgiamo al nuovo assessore ai Lavori pubblici, il super-tecnico Daniela Gerosa – si troveranno la soluzione e i fondi (questo, forse, è il vero problema) per rendere le strade della città degne di un capoluogo e meno simili a un celebre formaggio svizzero, si celebrerebbe finalmente la normalità di un’amministrazione. Troppo banale? Forse. Ma per volare alto, probabilmente, il tempo è finito.
O, quantomeno, questo lo spiegherà l’assessore al Bilancio, Giulia Pusterla. Altra “star” della giunta Lucini, tecnico di provata competenza e donna su cui si appuntano molte attese. La sfida è ardua: tenere i conti in ordine, con la prospettiva di un ulteriore calo di introiti per le casse pubbliche intorno ai 10-12 milioni di euro. In questo caso, la prova sarà sostanzialmente di coraggio: mantenere ai livelli minimi Imu sulla prima casa e addizionale Irpef nonostante i numeri da brivido dei conti pubblici (con la prospettiva di tagli ai servizi); oppure, con franchezza e motivazioni chiare, toccare quei tasti dolenti per dare ossigeno all’amministrazione?
Un’ultima notazione sulle grandi mostre. Il successore di Sergio Gaddi è il critico d’arte Luigi Cavadini. Sembra un ottimo segnale per la continuità di quegli eventi che – sebbene sotto inchieste, sebbene talvolta organizzati in maniera discutibile – sono oggettivamente diventati il vanto di una città. Detto questo, Como potrebbe anche fare a meno del grande evento primaverile. O potrebbe scoprirne di nuovi, magari tra autunno e inverno. Una parola chiara sul destino delle grandi mostre, magari in relazione alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico locale, sarebbe un bel segnale da parte del neoassessore. Con un auspicio: evitare tentazioni iconoclaste nei confronti dell’eredità lasciata dai predecessori.

Emanuele Caso

31 Maggio 2012

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