Le primarie spaccano il Pd lariano: polemica al vetriolo sui Social

Elezioni, voto

«Ci chiamiamo Partito Democratico e un motivo c’è: tutti sono i benvenuti, ma la selezione delle candidature passa dalle primarie». Si apre con questa frase, postata sul profilo Facebook personale dal segretario cittadino del Pd, Stefano Fanetti, un dibattito infuocato per i criteri di scelta del candidato sindaco del centrosinistra.

Chi alza immediatamente il livello dei toni è Fausto Tagliabue, già segretario della Cisl e sfidante di Fanetti alla segreteria del Pd. «Stai portando alla sconfitta il centrosinistra a Como – scrive Tagliabue su Facebook – ma tanto quello che conta è non aprire ad altri, anche a costo di perdere». Dietro questo polverone c’è la caduta anche del terzo possibile candidato al dopo-Lucini. Prima il no di Barbara Minghetti, poi quello di Lorenzo Spallino e ora Giuseppe Battarino. Una triade di non iscritti al Pd, ma che avrebbero potuto rappresentare il centrosinistra in una possibile competizione contro un candidato forte di area centrodestra, ma proveniente dalla società civile, come potrebbe essere Mario Landriscina.

«Non vi era preclusione per alcuno – sottolinea Fanetti – ma il candidato deve comunque passare dalle primarie. Ho detto soltanto questo». E sulle parole di Tagliabue. «Mi spiace che la pensi così – dice Fanetti – Ma chi intende candidarsi a fare il sindaco di Como deve essere in grado anche di affrontare le primarie. Lo è stato in passato anche per Mario Lucini, che non era un iscritto al Pd e che sfidò candidati veri. Fare le primarie significa mobilitare la base e anche legittimarsi verso gli altri candidati. Il Pd ha le primarie nel suo Dna e anche nello statuto. Si sono fatte per Sala a Milano e per altre città. Credo che l’esperienza passata dimostri come le primarie consentano di tenere unito il mondo del centrosinistra, con un insieme di candidati che altrimenti si sarebbero dispersi. Non sono soltanto uno strumento, ma una caratteristica del Partito democratico».

Per quanto riguarda la data delle primarie, Fanetti conferma la scelta di febbraio. La discussione potrebbe ad ogni modo proseguire nel corso dell’assemblea del partito, in programma venerdì prossimo. Assemblea, è bene ricordarlo, in cui ci sono sul tavolo anche le possibili dimissioni da parte di Fanetti, messe nero su bianco con una lettera aperta dopo la sconfitta del “Sì”a Como nel referendum costituzionale. «Mi è sembrato un passaggio doveroso, dopo il risultato referendario – spiega Fanetti – Io sono sempre disposto a fare passi indietro o di lato per il bene della nostra comunità». Certo, pensare ora a un congresso con la campagna elettorale alle porte potrebbe complicare ancor di più una situazione in seno al Pd lariano, tutt’altro che fluida.

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