Referendum in Svizzera. Le ragioni di un voto plebiscitario. Ma c’è stato anche chi ha detto no

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Referendum: il giorno dopo
I cittadini di Chiasso spiegano a voce alta i motivi di un risultato
così netto

Parlare con i cronisti italiani, a Chiasso, all’indomani del referendum che chiede un tetto all’ingresso degli immigrati, non è esattamente il passatempo preferito dai residenti. Per dirla tutta, taccuini e microfoni sembrano dare proprio un po’ sui nervi agli svizzeri.
«Quello che dovevamo dire – pare essere il messaggio – lo abbiamo

detto nel segreto dell’urna». E lo hanno detto pure chiaramente, verrebbe da aggiungere. Almeno in Ticino. Chi accetta di rispondere alle domande, comunque, nella maggior parte dei casi plaude all’esito della consultazione.
«Personalmente non ho votato, non lo faccio mai, ma senza dubbio il popolo ha preso una decisione chiara – dice Jeanpierre Wenger – Abbiamo bisogno degli italiani, ma probabilmente adesso arrivano davvero troppi stranieri. Ora vediamo quale sarà l’esito nella trattativa con l’Europa. In ogni caso, è vero che i frontalieri sono tanti, basti guardare il traffico, la fila, le colonne di macchine italiane».
Silvano Meneghini, commerciante di Chiasso con doppio passaporto, italiano e svizzero, tutela la segretezza della sua decisione personale, ma fa una lucida analisi della situazione. «Senza i frontalieri moltissime aziende andrebbero all’estero per essere più competitive – dice – Allo stesso tempo, però, con i frontalieri alcuni svizzeri vengono lasciati a casa perché costano il doppio. Il problema è che ci sono due monete con valori diversi e questo crea difficoltà. Il sistema economico avrebbe dovuto fissare la parità al momento dell’introduzione dell’euro, così entrambi gli Stati avrebbero giocato ad armi pari. Invece, i disagi ci sono ed è inutile negarlo, anche se fondamentalmente il Ticino ha bisogno degli italiani».
«Ci sono svizzeri che non hanno il lavoro o fanno la fame perché gli italiani accettano stipendi molto più bassi rispetto alla soglia minima per chi risiede da questa parte del confine – dice Tommaso Ligorio, residente da 50 anni in Svizzera ma rimasto per scelta italiano – Non c’è intolleranza verso i frontalieri, ma effettivamente ci sono problemi che devono essere affrontati».
Antonia Tiziani, edicolante di Chiasso, frontaliera da due decenni, non ha molta voglia di commentare l’esito del referendum. «Sono qui da 20 anni e sto bene – dice – Le persone che sento in queste ore dicono che il voto è andato bene, che è giusto che non ci siano troppi italiani. La maggior parte degli svizzeri è contenta dell’esito referendario».
«Ho votato a favore e non ho problemi ad affermarlo – dice Silvano Marsadri – Ci sono problemi che non sono stati affrontati e ora paghiamo le conseguenze. Penso, in particolare, al tema del salario minimo, che dev’essere fissato per non creare un dualismo tra lavoratori svizzeri e frontalieri. Il problema sono i salari, non i frontalieri. Per il lavoratore svizzero, questa situazione crea soltanto disagi e zero vantaggi. La situazione in Ticino è insostenibile e i disagi si estendono anche al tema del traffico e della viabilità. La Svizzera ha bisogno dei lavoratori frontalieri, ma c’è bisogno anche di salvaguardare i lavoratori elvetici».
«Sono convinto che questo sia stato un voto di protesta contro il governo di Berna e non contro gli italiani», taglia corto Gianrico Pagani.
«Ho votato sì e non ho vergogna a dirlo – dice invece Claudio Camponovo – L’immigrazione deve essere regolarizzata. In Italia avete tanti immigrati, ma sul totale della popolazione il dato è il 6%. In Svizzera arriviamo al 22-23% e una limitazione dev’essere fatta. Abbiamo sempre bisogno di stranieri e italiani in particolare, ma con questo voto il popolo ha chiesto al governo di andare a verificare meglio la situazione. Abbiamo chiesto di mettere un freno, niente di particolare. Siamo ben contenti dei frontalieri, ma la Svizzera è piccola».
Quella di Marco Sarti è una voce fuori dal coro. «Ho votato per il no – dice – È ingiusto chiedere in modo forte e pesante di limitare l’afflusso degli stranieri, che invece offrono un supporto economico notevole. Gli stranieri favoriscono e aiutano la nostra economia. Forse la differenza di vedute e di mentalità e una sorta di insofferenza per il vicino di casa ha inciso sull’esito del voto».

Anna Campaniello

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