Le ripercussioni arrivano anche sulle “cavie umane”

Il fenomeno è molto diffuso sul Lario
Le cliniche svizzere richiedono meno volontari. E calano pure i compensi
Richieste in calo e compensi sempre più ridotti. Tempi duri per i “soggetti volontari sani”, più noti come cavie umane.
A causa della crisi economica le aziende farmaceutiche hanno ridotto il budget destinato agli studi clinici. Inevitabile la minore richiesta di partecipanti alle sperimentazioni, una situazione che non risparmia le cliniche del Canton Ticino.
Secondo gli ultimi dati disponibili, ogni anno dai 500 ai 700 italiani – tra i quali numerosi comaschi – varcano il confine elvetico per offrirsi come cavie umane in una delle cliniche di ricerca farmacologiche attive in Canton Ticino. «Viene spontaneo pensare che in tempi di crisi aumenti il numero delle persone in difficoltà che vorrebbero svolgere questa attività per aumentare le proprie entrate – spiega Giovanmaria Zanini, presidente del Comitato etico del Ticino – In realtà, la difficoltà economica colpisce innanzitutto le stesse aziende farmaceutiche. Nell’ultimo periodo, le offerte di partecipazione agli studi clinici avanzate dalle aziende sono sensibilmente diminuite».
«C’è meno possibilità di lavorare – continua Zanini – Il numero di studi finanziati ed eseguiti è diminuito e automaticamente anche i volontari sani necessari per gli studi sono meno. È una situazione comune in Svizzera come in tutti i Paesi europei dove queste sperimentazioni vengono effettuate». Se da un lato la domanda di volontari è diminuita, però, dall’altro l’offerta è addirittura cresciuta. «Inevitabilmente si riducono i “compensi” offerti alle cavie – spiega Zanini – È la legge della domanda e dell’offerta che regola anche questo settore. Questa situazione non deve stupire. Il numero di persone interessate a partecipare non è diminuito e, a fronte di una minore domanda, i rimborsi offerti ai volontari vanno un po’ al ribasso». Per gli italiani, la riduzione dei rimborsi offerti alle cavie – che secondo i dati più recenti vanno da un minimo di 600 a un massimo di circa 3.200 franchi – è almeno in parte compensata dal cambio favorevole. «Il tasso di cambio compensa un po’ il taglio ai risarcimenti offerti – conferma Giovanmaria Zanini – Quello che posso aggiungere è che le cifre offerte dalle cliniche svizzere sono certamente in linea con quelle proposte negli altri Paesi dell’Europa occidentale per questi studi. I rimborsi ai volontari infatti costituiscono una voce consistente del costo complessivo dello studio e un’azienda, per essere concorrenziale non deve essere “fuori parametro” su questa voce». Il presidente del Comitato etico conferma infine che, in Svizzera e più in generale in Europa, non esistono cavie professioniste. «Fortunatamente le normative vigenti impediscono questo fenomeno – conclude Zanini – Questo è l’unico elemento che non risponde alle leggi del mercato e della domanda e offerta. Negli Stati Uniti e in altri Paesi ci sono regolamenti diversi ma a mio avviso evitare il professionismo è una scelta fondamentale che dobbiamo tutelare e difendere».

Anna Campaniello

Nella foto:
A causa della crisi economica le aziende farmaceutiche hanno ridotto i budget

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