Cronaca

Le spese dei consiglieri contestate dalla Procura

L’inchiesta milanese sui rimborsi nell’assemblea regionale
(m.d.) Soprattutto pranzi e cene in ristoranti, trattorie e pizzerie, ma anche ricariche telefoniche, rifornimenti di carburante, soggiorni in hotel, acquisti di libri e altro ancora. Nei rimborsi ottenuti dai consiglieri regionali e contestati dalla Procura di Milano figurano diverse voci. Quattro gli esponenti comaschi finiti nel mirino della magistratura meneghina: due tuttora in carica, Dario Bianchi (Lega Nord) e Luca Gaffuri (Pd), e due ex, Giorgio Pozzi (Pdl) e Gianluca Rinaldin (Pdl).
Per vedere nel dettaglio le contestazioni, procediamo in ordine alfabetico.
Al leghista Dario Bianchi la Procura di Milano contesta spese improprie per un totale di 19.409,20 euro, effettuate tra il 2010 e il 2012. Eccezion fatta per uno scontrino emesso nel giugno del 2010 per un acquisto da 159 euro effettuato in un negozio di materiale per impianti elettrici, si tratta esclusivamente di spese relative a pranzi e cene. Le richieste di rimborso presentate da Bianchi vanno da un minimo di 20 euro per un paio di pizze consumate nell’ottobre del 2011 a un massimo di 900 euro per un pranzo di trenta persone nel dicembre del 2011 in un ristorante della Val Cavargna (30 euro a testa).
«Io sono tranquillo – afferma Bianchi – le mie spese rientrano tra quelle indicate come legittime dalle regole del consiglio regionale, come le spese postali, telefoniche, informatiche e di rappresentanza. Pranzi e cene rientrano appunto in quest’ultimo campo: io ho presentato regolari richieste di rimborso, che sono state accolte dagli organismi regionali preposti. Tutto qui».
Da Bianchi a Luca Gaffuri, consigliere del Partito Democratico. La somma complessiva contestata all’esponente del Pd ammonta a 10.360,50 euro, ripartita fra due legislature negli anni dal 2008 al 2012. Anche in questo caso le contestazioni della Procura prendono di mira esclusivamente pranzi e cene, oltre a un’unica spesa, da 490 euro, sostenuta nel maggio del 2011 per un soggiorno di 4 persone in 3 camere in un hotel di Sondrio.
Le somme contestate vanno da un minimo di 25,50 euro, per un pranzo per due persone a Milano nell’ottobre del 2012, a un massimo di 1.250 euro, spesa sostenuta nel marzo del 2011 per 50 consumazioni a menù fisso in un agriturismo (la spesa media e di 25 euro a testa).
«Aspetto con fiducia il giudizio del gup – dice Gaffuri – Ad ogni modo, ribadisco che mi sono sempre attenuto alla legge. Buona parte di queste spese, poi, sono state sostenute a nome del gruppo consiliare del Pd».
Anche all’ex consigliere regionale del Pdl Giorgio Pozzi i magistrati milanesi contestano la legittimità dei rimborsi ricevuti per una serie di pranzi consumati tra il 2011 e il 2012, per un totale di 5.855,10 euro. La spesa più consistente ammonta a 430 euro per 43 coperti in una birreria-ristorante (10 euro a testa nel febbraio del 2012), mentre la ricevuta fiscale più contenuta (60 euro) è relativa a non meglio specificate “consumazioni varie” effettuate al ristorante di un prestigioso hotel milanese nel 2012.
«Fin dall’inizio di questa vicenda – spiega Pozzi – sono andato dal magistrato e ho dettagliato in modo preciso tutte le spese. Lo rifaremo in ogni sede. Sono sereno, ma anche stupito, proprio perché ho già fornito tutte le carte che testimoniano la veridicità di queste spese».
Più lungo, articolato e cospicuo l’elenco dei rimborsi ottenuti da Gianluca Rinaldin e ritenuti illegittimi dalla Procura milanese. L’ammontare complessivo delle contestazioni mosse all’ex consigliere regionale azzurro è pari a 81.357,39 euro ed è relativo a spese sostenute tra il 2008 e il 2012.
Oltre a un nutrito elenco di pranzi e cene, figurano diverse consumazioni al bar (a partire da 3,50 euro per un analcolico), tre soggiorni in hotel (da 90 a 390 euro), vari acquisti di libri (tra cui uno scontrino da 1.190 euro), diverse ricariche telefoniche, l’acquisto di una macchina fotografica (250 euro) e di un tablet (873 euro), un paio di rifornimenti di benzina, una fattura telefonica da 856 euro.
Per quanto riguarda pranzi e cene, la spesa più elevata, pari a 1.475 euro, è relativa a un consumazione per 41 persone (36 euro in media a testa).
«In un sistema che era prassi da quarant’anni non ho mai pensato che stessi violando la legge – afferma Gianluca Rinaldin – Sono stupito di questa richiesta di rinvio a giudizio. Dimostrerò la mia buona fede: ho sempre operato nel rispetto delle regole».

Nella foto:
Il palazzo di Giustizia di Milano. L’indagine sui rimborsi è condotta dalla Procura meneghina
31 Ottobre 2014

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