«E’ stata soltanto una fatalità. Non abbiamo potuto fare nulla»

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Parla il presidente del club aostano

(a.cam.) La grotta Tacchi non era la vera meta degli 8 speleologi partiti da Aosta domenica mattina e diretti nel Triangolo Lariano.
Il gruppo aveva raggiunto la grotta Zelbio, un’altra caverna del vasto complesso carsico situato sotto il Pian del Tivano, meta molto nota tra gli appassionati. Il cambiamento di programma è stato deciso soltanto nel pomeriggio.
«A causa delle piogge abbondanti degli ultimi giorni, nella prima grotta – dove inizialmente eravamo diretti – avremmo dovuto

fare alcuni passaggi in acqua – racconta Gianfranco Vanzetti, presidente dello Speleo Club Cai della Valle d’Aosta – Non era rischioso, eravamo attrezzati e preparati per farlo. Semplicemente, abbiamo deciso di evitarlo e di tornare indietro, sapendo che comunque vicino c’era un’altra grotta e che quindi non avremmo buttato via la giornata».
Ma nella grotta Tacchi un incidente imprevisto è costato la vita a Gianluca Girotto, 46 anni, elettricista padre di due figli di 15 e 17 anni, speleologo esperto, dall’ottobre scorso istruttore zonale del Cai della Valle d’Aosta.
«Non era un novellino e non si può parlare di imprudenza – sottolinea con forza l’amico Vanzetti – Non so che cosa sia accaduto. Non so spiegarlo. È un gesto che si fa mille volte. Ti avvicini alla riva di un fiume o di un torrente e guardi. Non posso dire se Gianluca abbia fatto un passo di troppo o qualcos’altro. È una tragedia che non si può imputare a nulla». Gianfranco Vanzetti, con un altro degli speleologi, era sulla riva accanto a Gianluca.
«Non lo stavo guardando nel momento in cui è scivolato – dice – Era andato avanti un paio di metri sulla riva del torrente. È stato un attimo. Mi è passato vicino e poi è scomparso nell’acqua. Non abbiamo potuto fare nulla».
Gli altri cinque componenti della squadra erano alcuni metri più in alto. «In quello spazio, sulla riva, non potevamo stare in 8, non c’era sufficiente spazio – dice ancora il presidente dello Speleo Club Cai – Poco sopra c’era un “salone” molto grande e gli altri erano lì. L’idea era di darci poi il cambio e scendere in piccoli gruppi. Quel fiume è uno spettacolo della natura, ha una portata d’acqua enorme, una situazione che capita raramente di vedere in una grotta».
Impossibile, per il gruppo di appassionati, rinunciare a quello spettacolo.
«Ripeto, non è stata affatto un’imprudenza, quel passaggio non comportava rischi – dice ancora Vanzetti – La grotta Tacchi è un complesso facile da esplorare. È un punto in cui si accompagnano gli allievi dei corsi di speleologia già alle prime uscite. Non c’era alcun pericolo. C’era dell’acqua, certo, ma quella grotta non presenta rischi. Pur essendo bellissima. Il fiume era tumultuoso sul fronte del “salone”, ma il resto della grotta era completamente asciutto».
Gianfranco Vanzetti e i compagni, quando hanno capito di non potere fare nulla per Gianluca, sono risaliti in superficie più velocemente possibile per allertare i soccorsi. Una volta fuori dalla Tacchi sono rimasti in attesa, per ore, nella speranza di un miracolo. Soltanto a notte fonda sono stati costretti ad arrendersi davanti al corpo dell’amico tradito dalla passione per le grotte.
«Da una fatalità durante quella che doveva essere una bella e appassionante escursione. Come mille altre».

Nella foto:
Il gruppo di Aosta era composto da 8 persone

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