Le storie degli albergatori in difficoltà

La città di Como vista dall'alto

Un'immagine del lago di Como Un’immagine del lago di Como

I volti sono scuri. La preoccupazione è palpabile sui visi degli albergatori presenti questa mattina a Lariofiere dove è stato spiegato il “piano” salva hotel. E le storie che si sono ascoltate sono ben rappresentative della dura realtà che si sta vivendo. A partire da quella di Erika Conti in rappresentanza dell’hotel ristorante Leonardo Da Vinci di Erba. «La realtà è chiara nei numeri illustrati e al contempo insensata per chi come noi non ha un turismo forte come quello che affolla Como. Noi viviamo sui clienti delle fiere, sugli operatori del settore e su un giro d’affari concentrato per determinati eventi e periodi. Un target che genera flussi di denaro diversi rispetto al turismo ricco del lago – spiega Erika Conti – Non è possibile che io debba arrivare a pagare tra gli 80 e i 100mila euro annui di Imu quando un mio collega in riva al lago a Cernobbio è ben lontano da queste cifre. I nostri comuni devono rendersi conto di questa sperequazione e intervenire sulle aliquote. A rischio ci sono i nostri hotel, ma anche chi ci lavora, magari da decenni. Alla fine conviene chiudere l’hotel e aprire magari dei bed and breakfast». Gli fa eco anche Alberto Brambilla dell’hotel Nastro Azzurro di Monguzzo. «I soldi ti bastano a stento per adempiere tutti i pagamenti richiesti. Non ti rimane praticamente nulla per riqualificare l’hotel, per ristrutturarlo, insomma per ipotizzare lo sviluppo futuro della tua struttura – dice Brambilla – E oltre all’Imu ci sono altre tasse a partire,a d esempio, da quella sui rifiuti. Insomma ogni giorno diventa sempre più dura andare avanti».

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