Le tasse non fanno paura ai luganesi: «Pronti a pagare di più, se necessario»

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La crisi e la frontiera
Il rischio di fallimento paventato dal sindaco Marco Borradori non inquieta i cittadini

La pioggia battente sferza la centralissima piazza Riforma a Lugano. I turisti sono rinchiusi nei bar. Poche le persone in strada. Guardando verso il lago, l’orizzonte è oscurato dall’imponente palazzo comunale che, ieri mattina, era sbarrato. Non perché si sia già materializzato il rischio default ma, semplicemente, perché di sabato non si lavora.
Una rapida occhiata ai palazzi intorno e balza subito agli occhi la presenza di molte banche. E subito sorge spontaneo un collegamento tra

la crisi che sta squassando il Comune di Lugano e il mondo bancario elvetico.
Ma la vera sorpresa, almeno per chi vive da questa parte del confine, è un’altra. Lo stupore maggiore lo si ha parlando con gli svizzeri che, davanti alla prospettiva di dover pagare più tasse per cercare di mantenere in piedi una amministrazione vacillante, non solo non storcono il naso, ma si dicono pronti al sacrifico economico. Parole che suonano irreali alle nostre latitudini, dove si è più abituati a imbattersi in personaggi quali il leggendario cavalier Torquato Pezzella – interpretato da Totò nel filmi I Tartassati – il quale studiava ogni modo possibile per non pagarle, le tasse. Ma a Lugano si respira decisamente un’altra aria. La convinzione è che sia indispensabile aiutare il Comune in un momento di crisi.
La storia è nota: da alcuni giorni oltreconfine non si parla d’altro che della spaventosa crisi finanziaria scoppiata a Lugano.
Il sindaco, Marco Borradori, ha annunciato l’intenzione di aumentare di ben 10 punti il moltiplicatore fiscale. Traducendo: le tasse per i residenti lieviteranno per un controvalore di circa 30 milioni di franchi. O così, o si rischia di chiudere. E i cittadini di Lugano, almeno a giudicare dalle prime reazioni, sembrano aver risposto di sì. Anche perché il debito pubblico nel 2004 era di 41,4 milioni di franchi e nel 2013 è invece arrivato a 561,1 milioni di franchi.
Una voragine che ora ricadrà, in parte, anche sugli abitanti. Si tratta di numeri impietosi che in una terra di banchieri non possono non essere rimessi in ordine, calcolatrice alla mano. «A volte è necessario fare sacrifici – dice il farmacista Claudio Migliore – È una situazione che deve necessariamente essere riequilibrata per far tornare il sereno».
Un mito infranto quello che deriva dalla città di Lugano a corto di finanze? «Non è vero. Purtroppo ci sono stati diversi fattori, come le aggregazioni, che hanno influito negativamente. Ora è giunto il momento di risparmiare. Come accade in tutte le famiglie. E se dovrà essere aumentato il moltiplicatore allora lo accetteremo», conclude Migliore.
Convinta della necessità di un intervento è anche Silvia Bizzozero, commerciante del centro. «Purtroppo, la situazione è critica. Se si è deciso, perché indispensabile, un intervento sulle tasse dei cittadini, lo accettiamo. Personalmente sono pronta a fare la mia parte», dice.
«I soldi vanno trovati. I conti non tornano – Le fa eco Pia Pagani – Ben venga dunque un innalzamento del moltiplicatore purché rimangano inalterati alcuni servizi. Come il welfare e l’aspetto culturale. Così siamo disposti a rimboccarci le maniche».
E c’è chi analizza più nel dettaglio la situazione attuale. Si tratta dell’avvocato Paolo Bernasconi, uno dei più importanti tributaristi della piazza finanziaria ticinese.
«La crisi della piazza bancaria svizzera è alla base del declino. Ed era prevedibile vedendo i numeri al ribasso del gettito bancario. Il modello di business incentrato sulla Svizzera come rifugio fiscale ha mostrato tutti i suoi limiti. E ciò, a cascata, si è andato a riverberare sulla società. Sulle attività economiche, così come sulla vita di ogni giorno – dice Bernasconi – Ho appena partecipato a un incontro bilaterale Italia-Svizzera a Berna dove, ad esempio, il settore del commercio ha elencato svariate problematiche».
«Partiti come la Lega dei Ticinesi, in maggioranza a Lugano, si sono limitati a puntare l’indice contro l’Italia, colpevole di togliere lavoro agli svizzeri. Addirittura coniando il termine “Fallitalia”. Vedremo se avranno il coraggio di parlare di “Fallugano”», dice l’avvocato. E sempre davanti al Comune, un ultimo incontro. Questa volta con un italiano. «Bisogna fare i complimenti agli svizzeri. Evidentemente hanno maggiore fiducia nelle istituzioni e nell’utilizzo dei soldi pubblici», dice Gianpiero Cagnoni. Ancora una volta la Svizzera si rivela realtà ricca di sorprese. E si addice ancora bene la canzone di Ivan Graziani che intonava «Lugano addio cantavi. Canta con me tu mi dicevi e io cantavo di un posto che non avevo visto mai. Tu mi parlavi di frontiere di finanzieri e contrabbando».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il Comune di Lugano, in questi giorni, è sotto pressione a causa della manovra molto pesante annunciata per avviare il risanamento dei conti pubblici (Fkd)

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