«Le violenze di genere sono anche le false accuse»: marito assolto

Tribunale di Como

«Quando si parla di violenza di genere si pensa sempre a quella contro le donne, mentre troppo poco si dice del fenomeno opposto che è tutt’altro che raro». Questa arringa, portata ieri in aula da un avvocato donna (Rita Mallone) potrebbe aver giocato un ruolo nella decisione del giudice monocratico di Como, di assolvere un uomo di origini tunisine – 50 anni – accusato dalla ex moglie di maltrattamenti in famiglia e lesioni.
Assoluzione che ha scagionato il marito e che è stata letta nel primo pomeriggio di ieri. La Procura contestava all’imputato di aver sottoposto la consorte a «maltrattamenti psichici e fisici minacciandola di morte» in modo «anche indiretto», ovvero riferendo gli intenti alla figlia che era in Tunisia. Avrebbe poi minacciato di darle fuoco con un accendino dopo averla cosparsa di gas e, in una occasione, di avere causato lesioni giudicate guaribili con una prognosi di 7 giorni.

Fatti che sarebbero avvenuti in provincia di Como fino al 25 giugno del 2018, quando la vittima si presentò dai carabinieri per mettere nero su bianco la denuncia querela contro il compagno. Nel capo di imputazione erano finiti anche una serie di sfoghi violenti, in cui a fare le spese degli scatti d’ira dell’uomo erano state le ceramiche della casa e altri oggetti.
La vicenda, nel corso dei mesi, si è trascinata prima di fronte a un giudice dell’udienza preliminare, approdando infine in aula per il dibattimento. E ieri, dopo che la pubblica accusa aveva invocato due anni di condanna per il marito, è arrivata l’assoluzione.

Le motivazioni del giudice, che ha ritenuto che le prove fossero insufficienti per arrivare a una sentenza di condanna, non sono ancora state rese note. La difesa, rappresentata dalla legale Rita Mallone, aveva però cercato di invertire le responsabilità, sostenendo come «tra le violenze di genere» dovrebbero essere comprese anche le «false accuse di stalking, le false accuse di violenza sessuale, oppure la pressione sui figli perché questi si allontanino dai padri». Insomma, secondo l’avvocato, si sarebbe trattato di «utilizzare il maltrattamento come arma di vendetta contro l’ex coniuge», un fatto «meno raro di quanto si possa pensare, perché la violenza non ha sesso». Una arringa dai toni forti, che ha preceduto una lunga camera di consiglio che si è conclusa solo nel primo pomeriggio di ieri con la già citata sentenza di assoluzione per il padre e marito 50enne.

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