Le violenze sessuali erano inventate. Ragazza a processo per calunnia

Un giovane era finito ai “domiciliari”

(m.pv.) Giorni di arresto ai “domiciliari” con l’accusa infamante di aver violentato una ragazza di un paese della Bassa Comasca (all’epoca 21enne) in 2 occasioni. Le forze dell’ordine alla porta di casa. L’interrogatorio con il giudice. Il tutto per una accusa infondata, perché la fortuna ha voluto che i giorni delle presunte violenze (giugno e luglio del 2011) l’uomo era al lavoro con tanto di cartellino timbrato e pronto a dimostrarlo, come pure le testimonianze dei colleghi e il cellulare

che agganciava una cellula compatibile con il posto di lavoro e non con il luogo della violenza, ovvero la casa della giovane. Grazie a questi riscontri, l’incubo di un 28enne di Como (assistito dall’avvocato Angelo Giuliano) si è concluso nel migliore dei modi. E ora è lui la parte lesa nel processo per calunnia. L’udienza è stata aggiornata all’11 febbraio per far valutare alla giovane il risarcimento dei danni.

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