Le voci di attentato a Ratzinger e l’Agca comasco

La notizia del “Fatto”
Il terrorista turco tenne anche un rapporto epistolare con una tedesca residente sul Lario

«Farneticazioni». Il Vaticano liquida così la notizia sparata ieri in prima pagina dal “Fatto Quotidiano”. Lo scoop ha comunque fatto il giro del mondo.
Papa Benedetto XVI avrebbe, secondo le indiscrezioni riportate dal giornale di Antonio Padellaro, i mesi contati. Dodici, per la precisione. Un documento anonimo, riservatissimo, in lingua tedesca e consegnato al segretario di Stato Tarcisio Bertone, avvertirebbe di un possibile complotto ai danni del pontefice. Durante alcuni colloqui
in un recente viaggio in Cina, scrive il “Fatto”, il cardinale Paolo Romeo avrebbe profetizzato la morte di papa Ratzinger entro un anno: «Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento che sia in programma un attentato contro il Santo Padre». Così recita il documento in possesso del “Fatto”.
Mentre i quotidiani nazionali cercano conferme ma trovano, per ora, solo smentite, la memoria dei comaschi torna indietro di 31 anni. E si ferma al 13 maggio 1981, giorno in cui il terrorista turco Alì Agca attentò in piazza San Pietro alla vita di papa Giovanni Paolo II.
Il pontefice si salvò. L’attenzione, quindi, si spostò sull’attentatore. Chi era? Perché cercò di uccidere il Papa? Scavando nel passato di Agca, si scoprì un collegamento con la città di Como. Il terrorista turco trascorse alcuni giorni nel capoluogo lariano, prima di partire alla volta di Roma per compiere quel folle gesto. I giorni da “turista” comasco di Agca vengono raccontati nel libro “La mia verità”, un’intervista all’attentatore raccolta dalla giornalista e scrittrice Anna Maria Turi (edizioni Newton Compton).
L’ATTENTATORE A COMO
Nell’estate del 1980, un anno prima dell’attentato, Alì Agca vive in Svizzera, cambiando spesso città. Si sposta tra Lucerna, Aaran e Zurigo. Teme però di essere controllato, pedinato. E decide di passare il confine, chiedendo aiuto a un amico. «Con lui – racconta il terrorista turco – valutiamo diverse possibilità sul da farsi e su dove andare, e decidiamo per l’Italia. Inoltre, c’è un amico italiano che può aiutarci».
L’italiano probabilmente è il «barman di nome Sergio», che Agca cita poche righe dopo. «Nella serata dello stesso giorno io, Mahmut (un amico, ndr) e un barman italiano di nome Sergio partiamo per l’Italia con un’automobile e raggiungiamo nella notte la città di Como».
A Como Agca dice di aver trovato «un albergo modesto, da dieci dollari».
Quell’albergo, si scoprirà poi, è l’hotel Posta di via Garibaldi (che nel frattempo ha cambiato gestione). Il terrorista dei Lupi Grigi resta affascinato dal capoluogo lariano. «Como è una bellissima piccola città – dice – Ogni tanto, al tramonto del sole o nella notte, faccio un’ora di passeggiata lungo il lago di Como. Non c’è quasi nessuno, forse per il freddo: siamo a novembre». Sei mesi prima dell’attentato. Le successive tappe saranno Milano, e, infine, Roma. Piazza San Pietro.
LA DAMA BIANCA
Quel breve soggiorno non è l’unico legame di Agca con Como. Nel corso del processo, emerse infatti un rapporto epistolare tra l’attentatore e una donna di origini tedesche, Erika Hellwig Dal Pezzo, classe 1943. Questa donna abitava a Como, nei quartiere di San Rocco.
Il giudice chiese di acquisire una lettera inviata dal terrorista alla donna.
In quegli anni, il parroco di San Rocco riceve una donna gracile, minuta, che gli confessa di «aver scritto all’attentatore del Papa, perché voleva aiutarlo».
Il rapporto epistolare tra il turco e la comasca, che alcuni giornali definirono “la dama bianca di Agca”, sarebbe quindi iniziato dopo i fatti di piazza San Pietro.

Andrea Bambace

Nella foto:
Sopra, l’attentato a papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro nel 1981. Nel cerchio, il terrorista turco Alì Agca con la rivoltella pronto a sparare. Sotto, papa Benedetto XVI

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