«Ecco perché è importante donare sangue»

Il presidente provinciale dell’Avis: «Indispensabili scorte costanti»
Di nome fa Valentino, di cognome Sarto, ma non è stilista. “Cuce” però con passione le disponibilità ad aiutare il prossimo.
Quarantaquattro anni, celibe, operaio metalmeccanico di Anzano del Parco, dal 2009 è presidente provinciale dell’Avis.
Ci incontriamo nella sede di via Vodice a Como. Lo spunto è la “Giornata mondiale del donatore di sangue” che si celebra oggi: un’occasione per parlare di questo “oro rosso” indispensabile alla vita e non riproducibile artificialmente

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L’Avis comasca ha una lunga tradizione. Nel comune capoluogo è nata nel 1936; oggi, sull’intero territorio lariano, conta complessivamente quasi 16mila soci. Nel 2010 le donazioni sono state 30mila e i donatori, nell’ultimo decennio, sono aumentati del 31%. Detto così sono soltanto numeri, benché significativi. Ma bisogna pensare a bambini ammalati di leucemia, a feriti in gravi incidenti, a pazienti di complesse operazioni chirurgiche.
Com’ è nata la sua vocazione per l’Avis?
«Dall’impegno che mi è stato trasmesso fin da giovane all’oratorio. Un giorno sono andato ad Alzate Brianza dov’era in atto una raccolta di sangue. Ho fatto la mia prima donazione; poi mi sono presentato in sede per iscrivermi. Ho detto: “Se avete bisogno, chiamatemi”. Il presidente si è alzato, ha fatto il giro della scrivania e mi ha invitato ad accomodarmi dall’altra parte perché iniziassi a fare questo e quello. Mi sono appassionato. Scoprivo sempre qualcosa di nuovo. Rincorrevo conoscenze. Acquisivo competenze…».
Lei insiste molto sull’importanza della formazione. Può spiegare qual è la filosofia dell’impegno avisino?
«Tutto parte dall’impegno personale di ognuno. Io incentivo le singole Avis comunali a mandare giovani a formarsi. Non basta avere voglia di fare. Ci sono le leggi e la burocrazia ed essere volontari non sgrava dagli obblighi. I corsi sono dislocati un po’ ovunque in Italia. Ci si trova con altri giovani e si è stimolati a portare qualcosa nella propria sede».
Quale caratteristica è certamente richiesta ai volontari?
«Mettersi al servizio dell’altro e non badare troppo a se stessi. La prontezza nella disponibilità deve essere immediata. Capita che l’ospedale chiami chiedendo che siano inviati donatori che appartengono a un determinato gruppo sanguigno. Il nostro sostentamento è importante per l’azienda ospedaliera. Noi percepiamo denaro pubblico che va rendicontato».
Qualcuno ha ritrosia a impegnarsi nell’Avis perché teme di dover perdere troppo tempo.
«La giornata lavorativa persa è classificata come riposo retribuito e il datore di lavoro è rimborsato dall’Inps. La donazione è effettuata in centri trasfusionali dedicati. Non ci sono code da fare…».
Ricorda un episodio nel quale ha colto in modo particolare l’utilità del vostro impegno?
«Penso ai ragazzini. L’anno scorso sono intervenuto in una scuola elementare di Como. A distanza di mesi ho incrociato una bambina di quinta che mi ha riconosciuto, salutandomi per nome. Nello scorso mese di marzo, dopo un incontro in un’altra scuola di Como, mentre dialogavo con un’insegnante, uno scolaro è sfrecciato trascinando la cartella e mi ha detto: «Aspettami, Valentino. Quando sarò grande verrò a donare anch’io».
Parliamo del sangue, risorsa vitale che siamo soliti dare per scontata.
«Serve in quasi tutte le pratiche chirurgiche. La maggior parte dei farmaci salvavita è prodotta con componenti del sangue. È indispensabile averne una scorta costante. Per questo negli ospedali e nei centri Avis si dona tutti i giorni. Qualche anno fa, poco prima di Natale, all’ospedale di Menaggio un paziente ebbe una grave emorragia in seguito a un’operazione. Si consumarono 15 sacche di sangue del gruppo “0 negativo”. Natale o no, furono subito chiamati donatori per ripristinare le scorte».
Se dovesse lanciare un appello per la Giornata mondiale odierna, cosa direbbe?
«Userei lo slogan di quest’anno: “Più sangue, più vita”».

Marco Guggiari

Nella foto:
Valentino Sarto, presidente provinciale dell’Avis comasca (foto Villa). Il responsabile del sodalizio insiste molto sull’esigenza della formazione, in special modo dei giovani. «Ci sono le leggi e la burocrazia – dice – ed essere volontari non sgrava dagli obblighi»

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