Fusione tra comuni: Lecco vuole superare Como
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Fusione tra comuni: Lecco vuole superare Como

Una veduta di Como dall'alto Una veduta di Como dall’alto

C’è il più piccolo Comune d’Italia, Morterone. E il paese che ha legato il suo nome alla Guzzi, uno dei marchi motociclistici più famosi del mondo, Mandello del Lario. Ci sono tutti i luoghi manzoniani, com’è ovvio, e il punto d’uscita del lago verso la pianura padana – Olginate – croce (e non delizia) di molte annate piovose vissute con l’acqua tra i piedi in piazza Cavour.

La Grande Lecco, progetto che si contrappone alla “Grande Como” di cui si torna a parlare in questi giorni, è al momento solo un sogno, l’idea di un gruppo di amministratori che hanno studiato vantaggi e svantaggi della fusione di una dozzina di Comuni con il secondo capoluogo lariano.

Un sogno di cui però  si parla con sempre maggiore insistenza e che potrebbe diventare qualcosa di più se amministratori locali e politica decidessero di far scegliere i cittadini con un referendum.
Corrado Valsecchi, assessore comunale a Palazzo Bovara e fondatore di Appello per Lecco, sta battendo soprattutto sul chiodo della convenienza economica. Con le leggi attuali sulle fusioni dei Comuni, calcola Valsecchi, alla Grande Lecco arriverebbe un tesoretto di 20 milioni di euro in dieci anni da investire in infrastrutture e opere pubbliche.

Non solo: le dimensioni della città raddoppierebbero.
Oggi Lecco non arriva a 50mila abitanti, dopo la fusione supererebbe la soglia dei 100mila. Diventando la città più grande della fascia pedemontana e superando sia Como sia Varese.

Rispetto agli anni scorsi, il dibattito sulla Grande Lecco ha avuto una risonanza forse inattesa per gli stessi promotori. Moltissime sono state le voci favorevoli, anche se non sono mancate le opinioni contrarie, soprattutto di sindaci restii a cedere pezzi di “sovranità” nei rispettivi Comuni.

L’idea dei “cugini” lecchesi ha riacceso interesse sull’ipotesi di fusione tra Como e i paesi della cintura. Un progetto di cui si discute da almeno due decenni.

Il progetto della “Grande Lecco” prevede la costituzione di un unico agglomerato comprendente, oltre allo stesso capoluogo, le 12 realtà amministrative che gravitano attorno alla città manzoniana: Abbadia Lariana, Ballabio, Civate, Galbiate, Garlate, Malgrate, Mandello del Lario, Morterone, Olginate, Pescate, Valmadrera e Vercurago.

Secondo i promotori della Grande Lecco, le norme oggi in vigore sulle fusioni degli enti locali garantirebbero alla nuova città lariana una gigantesca quantità di risorse da investire in infrastrutture e opere pubbliche. Si parla di 20 milioni in dieci anni, soldi che ovviamente non arriverebbero mai senza la creazione del nuovo agglomerato urbano.

4 Apr 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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