L’economia comasca rallenta ancora. Fatturato in calo per il 39% delle imprese

La sede di Unindustria Como

L’economia comasca rallenta ancora. I dati rilevati nel mese di settembre da Unindustria Como mostrano un calo della domanda, sia interna che internazionale, con quattro imprese su dieci che segnalano un rallentamento degli ordini e l’attività produttiva in calo per circa il 35% delle imprese.
I dati emergono dall’Indagine congiunturale rapida sui dati del mese di settembre 2018, raccolti in base a una serie di domande a campione tra gli imprenditori del territorio e poi elaborati dai centri studi di Unindustria Como e Confindustria Lecco e Sondrio.
Il fatturato, secondo quanto emerge dai dati di settembre è in calo per il 39% delle imprese, stabile per il 31 e in aumento per tre imprese su dieci. Per una società su due, l’aspettativa per le prossime settimane è improntata alla stabilità.
Sul fronte dell’occupazione, il rapporto di Unindustria evidenzia dati costanti per l’87% delle aziende, con una previsione di stabilità anche per i prossimi mesi.
«La situazione che ci consegnano i dati del mese di settembre mostra una tendenza al rallentamento dell’economia comasca – dice il presidente di Unindustria Como, Fabio Porro – e mettono in evidenza una sostanziale debolezza della domanda del mercato domestico accompagnata da una decelerazione di quello internazionale. L’impressione è che si sia esaurita la spinta propulsiva offerta dagli incentivi previsti da Industria 4.0 e, al contrario, l’incertezza sul futuro porti a infiacchire un’economia che, invece, avrebbe bisogno ancora di fiducia».
Porro non nasconde critiche al governo.
«Lo stimolo alla crescita può essere avviato in tanti modi. In primo luogo con una visione chiara sulla direzione che vogliamo intraprendere e con una vera e propria politica industriale – dice – La manovra invece è composta per lo più di misure di sostegno al reddito, che potrebbero tradursi solo parzialmente in più consumo. Pochi investimenti pubblici e interventi di stimolo per quelli privati, dei quali ci sarebbe bisogno per colmare il gap accumulato negli anni di crisi».

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