L’economia ha riaperto ma è ancora ferma

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di Giorgio Civati

Un decreto del presidente del Consiglio dei ministri può far riaprire le aziende, ma non può decidere che la riapertura coincida anche con la ripresa dell’attività.

Lo sanno bene, purtroppo, molte aziende anche comasche che hanno riavviato i macchinari, ma sono ben lontane dalla normalità. Una normalità che significa ordini, clientela pronta ad acquistare, mercati se non vivaci quanto meno in movimento.

La voglia di ripartire, insieme alla paura di rimanere spiazzati in un mondo ”a macchia di leopardo”, con aree ancora in piena crisi sanitaria, magari attualmente in lockdown, e altre in progressiva uscita dalla fase peggiore, ha infatti spinto molti a correre verso la ripresa: difficile, cauta, ma che faceva meno paura dello stop forzato.

E invece, oggi, proprio quella ripresa economica tanto cercata resta per lo più teorica.

Prendiamo il tessile: lavorare per ora significa produrre gli ordini già acquisiti a febbraio o all’inizio di marzo, dopo avere verificato che non siano stati annullati o sospesi. Ma di nuovo pare ci sia poco, niente del tutto.

Stessa situazione nel settore del legno-arredo, mentre il turismo, anche quello locale, è ancora più fermo, spera nei prossimi periodi ma ha molteplici timori in più rispetto agli altri comparti economici.

Al di là dei decreti, infatti, qualunque attività ha bisogno di consumi, clientela, spese. E, in fondo, di una tranquillità sanitaria ed economica, aspetti che per il momento scarseggiano.

Ve la immaginate una signora qualunque, nelle prossime settimane dopo l’apertura dei negozi di abbigliamento, precipitarsi a fare shopping? Ci sarà voglia di un abito o di una gonna nuovi?

E ve li vedete negozianti timorosi sul loro futuro riassortire i magazzini? E, ancora, stilisti e confezionisti come si comporteranno? Staranno fermi qualche mese o tenteranno di vivacizzare il mondo con nuovi modelli, colori, proposte?

Stessa storia per altri settori: mobili nuovi? Forse, ma magari non subito.

E i tanto importanti turisti stranieri, quando potranno – e vorranno – tornare in vacanza sulle rive del Lago di Como? Lo amano, certo, ma venire qui a spendere soldi sul Lario è un’altra cosa.

Checché ne dica il presidente del Consiglio  Giuseppe Conte, l’economia ha riaperto ma è ancora ferma.

Salvo qualche nicchia, che per l’emergenza ha addirittura lavorato di più – il medicale, per esempio – tutto il resto stenta. Lavora sul passato ma per il momento non ha futuro, o ne ha uno incerto, debole, da spavento.

Nonostante questo, Como è pronta, le fabbriche sono aperte e se la produzione è lenta, prossima a fermarsi di nuovo se non arrivano ordini nelle prossime settimane, tutto il tessuto economico è alla ricerca di nuove opportunità, di vecchi e nuovi clienti, di ordini e business che diano fiato a una situazione economica difficilissima.

Servono aiuti statali, disponibilità del mondo del credito, meno burocrazia possibile e regole certe. Ma servono anche e soprattutto clienti, qual che sia il settore.

Clienti che, come tutti, hanno passato gli ultimi due mesi in casa, spesso in tuta, e che faranno fatica, una terribile fatica anche psicologica, a riprendere i ritmi e le abitudini di prima.

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