L’effetto Locatelli-ministro sulla giunta. Ora manca un assessore, ipotesi Bonduri

Da un rimpasto all’altro. La storica nomina di Alessandra Locatelli a ministro della Famiglia e dei Disabili o, meglio, “dei Disabili e della Famiglia”, così avrebbe subito chiesto il neoministro, ha liberato a Palazzo Cernezzi la poltrona più importante dopo quella del sindaco, Mario Landriscina.

L’onorevole e neoministro della Lega ha infatti rassegnato le sue dimissioni dalla giunta. Ha salutato e ringraziato sindaco, assessori e consiglieri anche dal suo profilo Facebook, un paio d’ore dopo aver giurato e firmato davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al premier, Giuseppe Conte.

«Grazie in particolare anche al sindaco di Como e ai colleghi della giunta e a tutti i consiglieri con i quali ho aperto dibattiti e confronti – ha scritto il ministro Locatelli – ma ai quali auguro di lavorare sempre bene per la nostra Como».

E ora a Palazzo Cernezzi? Chi ricoprirà le deleghe di Alessandra Locatelli? Vicesindaco e assessore alle Politiche sociali?
Inutile dire come il totonomi sia partito da diverse ore. Anche perché l’identikit che porterà alla scelta del sindaco Landriscina è ben definito. Dovrà essere una donna, per il rispetto delle “quote rosa”, dovrà essere della Lega, per il rispetto delle forze politiche che hanno sostenuto la candidatura del sindaco Landriscina due anni fa.

Da mercoledì, il partito di Salvini si trova con un solo assessore leghista, ovvero Adriano Caldara al Bilancio. Lo stesso Caldara che, salvo una improbabile rinuncia, dovrebbe accettare da Landriscina il ruolo di vicesindaco lasciato vacante.

Più complicate invece le ipotesi che ruotano attorno al volto del nuovo assessore alle Politiche sociali di Palazzo Cernezzi.

Il sindaco Landriscina in realtà potrebbe avere buon gioco scegliendo direttamente dal consiglio comunale. Nel caso il nome sarebbe quello di Alessandra Bonduri, 42enne, eletta nelle file della Lega. Curriculum di alto profilo, maturità al Classico del Gallio, poi laurea in Giurisprudenza all’Insubria con tesi sul federalismo spagnolo, master in mediazione conciliazione, collaboratrice di un noto studio legale di via Volta, figlia di un farmacista del centro.

Ma, soprattutto, in due anni di consiglio comunale a Como, mai un’uscita sopra le righe, anche quando ha dovuto discutere e affrontare temi delicatissimi.

Un assessore insomma che rischia di spiccare all’interno di una giunta non proprio brillante.
L’interessata ha spiegato di non aver avuto alcuna richiesta al momento dal sindaco o dai vertici della Lega. Alla precisa domanda se accetterebbe, Alessandra Bonduri non ha però dubbi.
«Sono a disposizione del mio partito, saranno loro a fare le valutazioni più giuste – spiega – Certo, mi farebbe piacere e sarebbe un grande onore».
L’eventuale nomina di Alessandra Bonduri, oggi in consiglio comunale, innescherebbe però il classico effetto domino. A Palazzo Cernezzi dovrebbe infatti entrare il primo dei non eletti alle amministrative del 2017, ovvero Pierangela Torresani con 39 preferenze, seguita in graduatoria da Ivan Cavadini con 27 voti.

La Torresani però, pur componente da tempo del gruppo verde comasco, stopperebbe l’ingresso di Cavadini, un militante attivissimo, che la Lega vorrebbe invece in qualche modo premiare.
Questo oggi appare l’ostacolo più alto da superare per la nomina di Alessandra Bonduri ad assessore. In tal caso il nome della nuova leghista in giunta potrebbe arrivare dall’esterno. Con la scelta di una persona nell’orbita di Salvini, ma non residente nel capoluogo.

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