Cronaca

Lega e Udc per le maniere forti: «Contingentare gli ingressi e bloccare i padroncini»

I deputati ticinesi

Immigrazione di massa e frontalieri. Due facce della stessa medaglia. Almeno per l’Udc svizzera, la formazione politica più conservatrice tra quelle rappresentate nel Parlamento federale di Berna. «Il prossimo 9 febbraio, a livello nazionale, voteremo una nostra proposta che punta a regolamentare in maniera stringente l’invasione in atto nel nostro Paese – dice Pierre Rusconi, deputato alla Camera bassa per l’Udc e noto, in Italia, per essere stato il promotore della campagna “Balaà i ratt”

che nell’ottobre del 2010 aveva aperto una piccola “crisi” diplomatica tra Italia e Svizzera – sia essa di immigrati, rifugiati, richiedenti asilo ma anche di lavoratori frontalieri».
Per l’Udc, la strada da seguire è una sola e ben chiara: si tratta del contingentamento. Ovvero della volontà di stabilire una quota fissa di frontalieri da non poter in alcun modo superare.
«Ma non solo. Sempre nella nostra proposta abbiamo inserito la clausola di preferenza per chi è domiciliato in Svizzera. E quindi, prima andranno assunti i ticinesi, ovviamente se compatibili, e poi, se necessario, anche chi proviene da altre nazioni», aggiunge Rusconi.
Lo stesso parlamentare interviene altrettanto duramente anche nei confronti del mondo imprenditoriale ticinese.
«Purtroppo, molti datori di lavoro sono approfittatori e sfruttatori. Sanno che offrire, ad esempio, un salario da 2mila euro a un italiano rappresenta un’offerta decisamente allettante mentre per un svizzero è ben poca cosa considerando quanto sia il costo della vita qui da noi. Con l’effetto deprecabile che ci toccherà da un lato pagare gli stipendi a chi viene a sottrarre il lavoro ai nostri, e dall’altro sostenere i disoccupati. Con un peso notevole sulle casse statali. È assolutamente inaccettabile», sbotta Rusconi.
La colpa, quindi, «non è tanto dei frontalieri, i quali non fanno altro che accettare una proposta vantaggiosa dal loro punto di vista. Ma di chi fa queste proposte. Ci vogliono maggiore responsabilità e senso etico. Basta con chi non fa altro che approfittare di una realtà non ben definita. Vogliamo poter contare su regole e numeri precisi. Da qui la richiesta di un tetto massimo agli ingressi». E infine, per rendere il ragionamento ancor più esemplificativo, vengono illustrate alcune cifre.
«Negli ultimi sei mesi sono stati creati 700 nuovi posti di lavoro in Ticino. Tutti occupati da frontalieri. Mi sembra francamente impossibile. Non è più accettabile un simile comportamento», conclude irritato Rusconi.
Altrettanto convinto della necessità di un intervento tanto rapido quanto efficace è Lorenzo Quadri, deputato della Lega dei Ticinesi.
«Siamo di fronte a un trend molto preoccupante. Sessantamila frontalieri fanno paura. Tutto ciò è inaccettabile – dice il parlamentare luganese – soprattutto nel terziario, dove molti nostri cittadini sono alla ricerca di un salario». Anche in questo caso la parola d’ordine è: contingentamento. Fissare un tetto agli ingressi dei lavoratori. «L’invasione da Sud, ossia l’assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese, ma anche del nostro stato sociale, da parte di persone in arrivo dalla vicina Penisola, continuerà a peggiorare. Le notizie sulla situazione economica italiana, infatti, si fanno sempre più allarmanti». Ecco allora che occorre «potenziare le difese. Nel caso concreto, vuol dire che la libera circolazione delle persone dovrà essere limitata con misure d’emergenza. Non è più assolutamente pensabile. Quindi: contingenti per i padroncini e per i frontalieri. Stop inoltre al rilascio di nuovi permessi per professioni del terziario e posti di blocco quotidiani contro i padroncini», aggiunge Lorenzo Quadri. Il quale conclude: «Che l’Italia protesti pure. Questa è la realtà».

Fabrizio Barabesi

27 Novembre 2013

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