Lega e Forza Italia: «Nessun passo indietro»

La Lega si lancia a testa bassa nella bufera sollevata dall’ordinanza contro l’accattonaggio molesto firmata dal sindaco Mario Landriscina, finita sotto i riflettori dei media nazionali. Il deputato Nicola Molteni, consigliere comunale a Cantù, la definisce «legittima e necessaria», attacca «la solita sinistra salottiera radical chic che la condanna», ribadisce che non vi sarà «alcun passo indietro» e aggiunge: «Io vado avanti».
«Nessun passo indietro» anche per Stefano Vicari, coordinatore cittadino di Forza Italia e storico portavoce dei commercianti di via Milano. «Questo provvedimento – afferma Vicari – lo voleva tutta la città, in campagna elettorale le prime richieste dei cittadini riguardavano il decoro urbano, la sicurezza, l’accattonaggio».
E a proposito dell’intervento di Molteni, afferma: «Io condivido le sue parole su Como. Tutta la maggioranza voleva questa ordinanza, da Forza Italia alla Lega a Fratelli d’Italia». L’unica distinzione riguarda la necessità di farsi carico dei problemi dei poveri.
«L’amministrazione pubblica ha sempre messo a disposizione risorse per far fronte alle esigenze dei poveri, se serve di più lo faremo – puntualizza Stefano Vicari – Da buoni moderati quali siamo, non vogliamo che le persone vengano buttate fuori dalla città».
Su un punto il coordinatore azzurro è irremovibile: «Fare marcia indietro è sbagliato – ribadisce – Vorrebbe dire non ascoltare la volontà dei cittadini. Molti residenti sono contenti di questo provvedimento, tutti vogliamo una città con maggior decoro».
I toni di Molteni sono decisamente più accesi. «L’ordinanza è uno dei pochissimi strumenti che i sindaci possono adottare per contrastare e reprimere il fenomeno, in netta crescita, del racket della “mano tesa molesta”, che spesso sfrutta minori e donne incinta».
Secondo il parlamentare leghista, «questa situazione è una vergogna da debellare, senza se e senza ma, per la sicurezza e la civiltà della città». Le «priorità» sono «il contrasto all’accattonaggio molesto e insistente, lo stop all’abusivismo illegale e al degrado». Perciò «nessun passo indietro, nessun tentennamento, nessuna cessione ai professionisti del falso buonismo filo immigrazionista». E conclude: «Vogliono colpire Como, accogliente e solidale, tacciandola come città razzista, fascista ed egoista. Io, queste ignobili ingiurie non le accetto e vado avanti».
Parole, queste ultime, che suscitano la reazione dei due deputati comaschi del Pd, Chiara Braga e Mauro Guerra. «Abbiamo scoperto che l’onorevole Molteni è sindaco di Como, visto che a proposito dell’ordinanza contro i poveri dichiara “io vado avanti” e “nessun passo indietro”». E se invece, si chiedono i parlamentari del Partito Democratico, «Landriscina volesse correggere il tiro ed evitare guai peggiori alla città, additata ovunque come esempio di inutile spietatezza?».
Per Chiara Braga e Mauro Guerra «un conto è utilizzare le ordinanze che nelle intenzioni dei ministri Minniti (Interno, ndr) e Orlando (Giustizia, ndr) devono “prevenire situazioni che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità” quali spaccio, sfruttamento della prostituzione e accattonaggio con minori e disabili; un altro è spingersi fino a vietare ai volontari e alla popolazione di dare da mangiare o da bere ai poveri».
Dal fronte Dem interviene anche Stefano Fanetti, capogruppo a Palazzo Cernezzi: «La questione dell’accattonaggio – sottolinea – non va affrontata esclusivamente con un approccio repressivo ma anche con interventi in campo sociale e con grande attenzione verso gli ultimi. La legalità è importante, ma deve essere abbinata a inclusione e solidarietà».
Fanetti ricorda che «ordinanze simili sono in vigore un po’ in tutta Italia e sono state proposte da amministrazioni di diverso colore politico», citando l’esempio di «Lecco e Mariano Comense», città amministrate dal Pd, «dove però, proprio perché i provvedimenti sono meglio circoscritti, puntano anche all’inclusione e vanno a colpire esclusivamente situazioni che mettono a grave rischio il decoro urbano, non si sono verificati i problemi avvenuti qui a Como».

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