Legge sulle imprese artigiane illegittima: il governo ticinese chiede di abrogarla
Canton Ticino

Legge sulle imprese artigiane illegittima: il governo ticinese chiede di abrogarla

La legge ticinese sulle imprese artigiane (Lia) è al capolinea.
Il governo di Bellinzona, ieri mattina, ha votato un documento con cui chiede al Parlamento cantonale di «intraprendere i passi necessari all’abrogazione della normativa».
Nei giorni scorsi per tre volte il Tribunale amministrativo ha bocciato la Lia giudicandola illegittima e contraria al diritto elvetico e agli accordi internazionali di libera circolazione.
Una strenua difesa da parte del Consiglio di Stato sarebbe inutile e rischierebbe soltanto di ingigantire il problema qualora a pronunciarsi fosse il Tribunale federale di Losanna.
Nella nota con cui Palazzo delle Orsoline ha spiegato ieri la sua posizione si legge: «nella sentenza del 27 febbraio scorso, il Tribunale cantonale amministrativo – accogliendo due ricorsi presentati dalla commissione federale della concorrenza – ha stabilito che la legge sulle imprese artigianali è lesiva della legge federale sul mercato interno e anche del principio di proporzionalità. Il Consiglio di Stato, discutendo i passi da intraprendere alla luce di questi sviluppi, ha convenuto che le modifiche da apportare alla legge nel tentativo di renderla compatibile al diritto superiore renderebbero il sistema di controllo poco efficace, sproporzionato rispetto ai risultati conseguibili e troppo oneroso per l’ente pubblico». Motivo per cui è molto più semplice e utile abrogare il provvedimento, anche per evitare ricorsi ulteriori e problemi legati a possibili risarcimenti.
La notizia è stata accolta com’è ovvio molto positivamente dalle associazioni di categoria delle province di frontiera.
Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Como, si dice soddisfatto. «Abbiamo sempre contestato, nelle varie sedi istituzionali, l’illegittimità della legge. È giusto tutelare le proprie aziende, ma questo obiettivo si raggiunge aiutando la crescere e sviluppando la qualità, non mettendo le imprese sotto una campana di vetro».
Galimberti ricorda le «tante difficoltà create agli artigiani comaschi: appesantimento burocratico, costi e aggravi di ogni genere. Vediamo adesso che cosa farà il Parlamento – conclude – su questa vicenda la parola fine non è stata ancora scritta».
Anche Alberto Bergna, direttore della Cna di Como, parla di una «tardiva ma necessaria presa d’atto della realtà. La Lia ha danneggiato in primo luogo gli artigiani ticinesi, tanto è vero che i ricorsi sono partiti dalla Confederazione e non dall’Italia. Un’assurda burocrazia ha impedito a molti di lavorare».
Secondo Bergna, l’insieme di regole imposte con la Lia «ha ostacolato più che facilitare il lavoro. Siamo sempre stati d’accordo nel combattere dumping salariale, evasione delle imposte, evasione contributiva e così via. Sarebbero bastati maggiori controlli. Invece si è voluto dare un segnale politico contro gli italiani. Un errore grave».

8 Marzo 2018

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