Cronaca

Lei abortisce al quarto mese. Il Sant’Anna presenta il conto

altIl caso. L’ospedale: è già stata firmata la disdetta della richiesta di pagamento del ticket
La paziente si è vista assegnare un “codice bianco” e 25 euro da pagare
Visitata al pronto soccorso del Sant’Anna, dove si era fatta accompagnare per alcuni problemi, una donna di Como al quarto mese di gravidanza ha scoperto che l’attesa si era purtroppo interrotta. «Aborto interno», è stata la diagnosi del medico, che le ha consigliato il ricovero per un intervento chirurgico. Una volta dimessa però, la paziente si è vista assegnare un “codice bianco” e il relativo conto da pagare per un presunto accesso improprio al reparto di emergenza.

Sconcertata , la donna, con il marito, ha chiesto spiegazioni all’Ufficio Relazioni con il Pubblico. «Ci hanno assicurato che si trattava di uno sbaglio e che la fattura sarebbe stata annullata – dice la coppia – Ora invece ci è stato recapitato a casa il conto. Non è per la cifra, la somma da pagare è di 25 euro, ma è proprio il principio. È assurdo che ci chiedano di pagare per un caso di aborto, con necessità di un successivo intervento chirurgico. Non mi sembra che la visita sia stata chiesta per nulla».
La paziente è stata visitata il 1° febbraio scorso e qualche giorno fa si è vista recapitare la fattura di 25 euro. «Ci siamo rivolti di nuovo all’Urp, telefonicamente e poi di persona – dicono ancora la donna e il marito – Ci hanno confermato che la fattura sarebbe stata annullata ma che i tempi sarebbero stati lunghi. Ci siamo sentiti presi in giro».
Ieri mattina, dopo la segnalazione all’Urp, del caso si è interessato il primario dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, Renato Maggi, cui fa capo anche il pronto soccorso ginecologico. «Ho già firmato la disdetta del codice bianco e quindi della richiesta del pagamento del ticket – ha detto ieri – In questo modo la vicenda è chiusa. La procedura prevede che solo il primario del reparto possa intervenire per prendere una decisione di questo tipo».
Risolto il caso specifico, il primario coglie l’occasione per rivolgere un appello a tutte le pazienti. «Purtroppo molto spesso siamo alle prese con pazienti che si rivolgono in modo improprio al pronto soccorso, un reparto riservato alle emergenze e urgenze – dice Renato Maggi – Vediamo donne che chiedono una visita con motivazioni di ogni tipo, che a volte, oggettivamente, non rispondono ad alcun criterio di urgenza. In un contesto di questo tipo, può accadere purtroppo che si corra il rischio di penalizzare le pazienti che hanno un’urgenza effettiva e che, invece, restano magari in attesa più del dovuto o hanno altri disagi».

Anna Campaniello

Nella foto:
il referto diagnostico.
28 maggio 2014

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