L’emergenza abitativa non risparmia Como. Nel 2017 notificati 514 provvedimenti di sfratto
Città, Economia

L’emergenza abitativa non risparmia Como. Nel 2017 notificati 514 provvedimenti di sfratto

Mentre ai piani alti dell’Inps si discute su come mettere in vendita le case sfitte di proprietà dell’ente, centinaia di famiglie comasche ricevono lo sfratto. I numeri del X rapporto sulle politiche abitative redatto dal Servizio aree urbane e case della Uil nazionale sono impietosi.
Il documento è stato completato soltanto pochi giorni fa e divulgato ieri attraverso le sedi provinciali del sindacato.
Sul Lario, nel 2017, i provvedimenti di sfratto esecutivo sono stati 514, le richieste di esecuzione 427 e gli sfratti materialmente eseguiti 280.
Quasi 400 di questi provvedimenti hanno avuto come causa la morosità. Segnale evidente di una crisi economico-sociale che è ben lungi dall’essere superata e archiviata.
Ilaria Veronese, segretaria confederale della Uil responsabile dello studio, è molto chiara: «In Italia un numero sempre crescente di famiglie ha difficoltà nel pagare l’affitto per l’abitazione, soprattutto nelle grandi città, dove i canoni di locazione hanno raggiunto costi elevatissimi». Le persone non ce la fanno. E anche per questo le case vuote di proprietà pubblica gridano in qualche modo vendetta. Perché potrebbero facilmente essere utilizzate per dare un’abitazione a canone concordato a chi ne ha veramente bisogno.
È ancora Veronese a spiegare le dinamiche di una situazione che sembra in ogni caso ingessata: «L’offerta di immobili residenziali appare oggi del tutto inadeguata a far fronte a tale domanda quantitativamente e qualitativamente crescente, anche in considerazione del fatto che il numero di abitazioni in locazione, già da tempo di dimensioni limitate, ha subito un progressivo ridimensionamento».
La richiesta di case in affitto è costante, anzi cresce. Ma il mercato risponde in modo insufficiente.
Il punto è capire se enti pubblici o controllati dal pubblico si possano permettere di lasciare le proprie abitazioni sfitte, oppure debbano essere chiamati a una maggiore responsabilità sociale. Responsabilità che, paradossalmente, garantirebbe loro anche maggiori entrate e minori spese.
«In sostanza – insiste la segretaria confederale della Uil – il vero tema è come mettere sul mercato immobiliare un maggior numero di case a un costo, soprattutto per l’affitto, compatibile con il reddito della maggioranza delle persone».
Il caso sollevato dal Corriere di Como sugli appartamenti dell’Inps è uno dei molti identici che si ripetono un po’ in tutto il Paese. Case vuote da anni che, in attesa di trovare un compratore capace di abbattere il muro della burocrazia, potrebbero essere affittate.

13 settembre 2018

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