Leopardi. Tesoro lariano

Quel manoscritto da valorizzare, in concomitanza con il film di Martone
Un “giovane favoloso”, il poeta del celebre Infinito, in prospettiva di Expo potrebbe attirare turisti in uno dei musei meno visitati della città di Como. L’originale autografo dell’Appressamento della morte (nella foto a lato, la prima pagina), poema di cinque canti in terzine dantesche, è conservato al Museo storico “Giuseppe Garibaldi” di piazza Medaglie d’Oro a Como. È un’opera giovanile, scritta nel 1816 e, secondo Leopardi, «in undici giorni senza interruzioni».

È ritenuto dai critici il più alto documento dell’apprendistato poetico del grande poeta recanatese, che ai tempi era da poco convertito alla letteratura ma si sentiva già infiammato dagli ideali che di lì a poco daranno vita alla grande stagione delle canzoni e degli idilli.

Ne ha recentemente procurato una nuova edizione critica (la più recente era degli anni Ottanta) per i tipi dell’editrice Antenore di Padova (pp. LXXVIII-132, 22 euro) Sabrina Delcò-Toschini. Anche Vincenzo Guarracino, critico letterario comasco che ha dedicato molti scritti al poeta tra cui una fortunata Guida a Leopardi (Mondadori), ne ha pubblicato il testo, per la prima volta corredato dalle foto dell’originale, in due edizioni. La prima curata dal Comune di Campione d’Italia (che finanziò con quello di Como anche la copia anastatica del manoscritto a cura del fotografo Sandro Giana), e la seconda, più recente (1998), presso Book di Bologna, con il patrocinio del Centro Nazionale Studi Leopardiani. L’Appressamento fu scritto tra la fine di novembre e i primi di dicembre del 1816, quando il poeta, 18enne, si temeva in punto di morte. È un viaggio agli Inferi e poi in Paradiso, sorta di Divina Commedia in cinque parti, di 878 versi. Il manoscritto fu inviato dall’autore nel 1817 all’editore milanese Stella. Forse – ipotesi di Guarracino – lo stesso Leopardi lo ritirò dallo Stella nel 1825, durante una tappa in Lombardia in cui compì anche una gita sulle «plaghe ridenti» del Lago di Como. Di fatto l’opera, dopo il ’25, scomparve. Finché fu scoperta, nel 1872, a Como, nel palazzo della famiglia Volta, da Zanino – uno dei nipoti del fisico Alessandro – e da lui pubblicata otto anni dopo. Fu proprio Zanino che, per lascito testamentario, destinò il preziosissimo documento alla città.
Modesta proposta al Comune di Como: alla “Mostra del cinema” di Venezia, il 1° settembre, andrà in concorso Il giovane favoloso, film di Mario Martone sulla figura di Leopardi (nel 1980 ci aveva già pensato Nelo Risi con il poetico Idillio), che poi sarà nelle sale in ottobre. Perché non approfittare, magari in chiave di Expo 2015 ma guardando già al bicentenario del poema (2016) ed esporlo al pubblico, con gli accorgimenti dovuti a un cimelio tanto prezioso?
«La cosa è fattibile, si può studiare senz’altro – ha detto ieri l’assessore alla Cultura di palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini – Magari non in museo ma in Biblioteca che potrebbe essere luogo più consono a valorizzare un tesoro librario». Speriamo così che ai comaschi e si spera anche ai turisti sia data la possibilità di ammirare la scrittura del poeta di Recanati che, cronache culturali alla mano, spopola con varie traduzioni anche negli Usa.
Lorenzo Morandotti

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