«Episodio da ridimensionare, ma i toni furono accesi»

A giudizio per istigazione a delinquere
Pubblicate le motivazioni della sentenza di assoluzione del dipendente di Ca’ d’Industria
«L’episodio va ridimensionato» e «ricondotto entro i confini di una manifestazione pubblica» seppur «dai toni esasperati». Un pomeriggio “caldo” in cui non fu mai in pericolo «la sicurezza della collettività», anche se è comprensibile come i componenti del cda presi di mira abbiano potuto avvertire «preoccupazione e turbamento» sentendosi «sottoposti ad una specie di linciaggio». È questo il passaggio cardine delle motivazioni dell’assoluzione di Davide Scarano, dipendente

di Ca’ d’Industria finito a processo con le accuse di istigazione a delinquere e diffamazione nei confronti dell’ex presidente Domenico Pellegrino e dei vertici della Fondazione. Un episodio che andò in scena nel marzo 2010 quando, nella sala Stemmi di Palazzo Cernezzi, alcuni rappresentanti del consiglio comunale incontrarono il cda di Ca’ d’Industria contestato dai lavoratori per la decisione di esternalizzare il servizio mensa. A margine di questo faccia a faccia, cui si presentarono anche i dipendenti tra cui Scarano, furono urlate le presunte frasi poi finite nel capo di imputazione, ovvero «a Pellegrino bisogna sparargli in testa», «ci vogliono le molotov», eccetera. Un episodio che per il giudice Alessandro Bianchi «è pacifico e incontrovertibile», come pure è innegabile che tutto si svolse in un «clima a dir poco acceso», che non è affatto «esagerato definire turbolento». E dunque è «del tutto verosimile che nell’occasione siano state proferite» anche le citate «minacce». Ma è altrettanto vero che la condotta di Scarano «non assume mai connotati tali da potersi inquadrare nella fattispecie del reato» di istigazione per delinquere, ovvero una condotta che abbia anche il «requisito dell’idoneità a turbare l’ordine pubblico» che in realtà, come riferito dalla Digos, non fu mai turbato. «Invero – conclude il gup – il contenuto degli slogan era talmente eccessivo e sproporzionato rispetto al contendere da escludere che ad essi potesse attribuirsi una valenza istigatoria». «Per me il giudicato è pienamente assolutorio – è la replica dell’avvocato di Scarano, Fulvio Anzaldo – Siamo soddisfatti e non abbiamo intenzione di proporre impugnazioni sebbene la sentenza non tenga nel dovuto conto, a mio giudizio, i molti elementi di prova che dimostrano l’insussistenza del fatto contestato».

Mauro Peverelli

Nella foto:
Davide Scarano

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