Cronaca

L’equivoco dell’erba buona

Trovata droga in cinque scuole del Comasco
Tanto è solo erba. Solo fumo. Lo pensano in tanti. Lo penseranno anche questa volta.
Ormai l’idea comune è: “Che cosa vuoi che sia farsi uno spinello”? Il ritrovamento di decine e decine di grammi di hashish nelle nostre scuole verrà dunque archiviato con un’alzata di spalle?
Non ci stiamo. Ci indigniamo. Ci scandalizziamo. “Prego Dio che ci conceda sempre la forza di stupirci, di non rassegnarci”. Lo diceva Martin Luther King. E anche stavolta il rischio maggiore è che tutti noi ci abituiamo, ci rassegniamo all’idea che i nostri ragazzi vengano avviati alle droghe leggere.
E dove? Nei templi dell’istruzione, le scuole. Dove dovrebbero imparare i valori della vita, dell’esistenza. Dove dovrebbero acquisire la forza per affrontare le difficoltà e gli strumenti per rafforzare le proprie menti.
Lì invece prendono contatto con i disvalori. Il rischio dell’erba, della “erba buona”, come tanti anche in televisione banalizzano il problema, è il rischio della dipendenza da qualcosa fin dall’adolescenza. Il non bastare a se stessi. L’aver bisogno di qualcosa per superare un dispiacere, un brutto voto, una difficoltà, un disagio.
Ma poi, sappiamo che non basta più l’erba. E a seguire arrivano la chimica, la polvere, la siringa. Senza contare il danno diretto: la letteratura medica è gravida di dimostrazioni di danni al cervello da uso prolungato di hashish e marijuana.
Quindi questa vicenda palesa due, anzi tre rischi. Il primo consiste nelle lesioni che si creano nei cervelli delle prossime generazioni. Il secondo è la crescita di giovani non autosufficienti nelle proprie scelte e nella propria identità, ma sempre bisognosi di un “aiutino” di sostanze per potersela cavare di fronte alle difficoltà. Quindi la dipendenza da qualcosa.
Ultimo, ma non ultimo in ordine d’importanza, è il rischio di una nostra assuefazione, di un’anestesia sociale nel giudicare innocuo o banale un fenomeno che rende le nuove generazioni deboli e, con esse, la società di domani.

Mario Guidotti

20 marzo 2010

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