L’esercente multata per 4.500 euro: «Così ho fatto scoppiare il bubbone»

La testimonianza  (l.m.) «Già lavoriamo la metà del solito, se non peggio, per colpa della crisi. E adesso ci manca pure l’Ica che tartassa». È esasperata la commerciante comasca che ha dato il “la” alla rivolta della categoria. Forte di una contestazione da ben 4.500 euro per alcune vetrine con decalcomanie che, norme alla mano, gli accertamenti hanno qualificato come forma di pubblicità. 

«Io – dice la commerciante comasca – le mie insegne le pago regolarmente. Il Comune nel 2012 mi aveva già

chiesto di pagare una multa per le vetrine su cui, per riparare l’interno dai raggi del sole, avevo fatto applicare grandi adesivi con apparecchiature che sono il simbolo della mia attività. La multa era stata di 275 euro, da aggiungersi ai quasi 700 per la tassa sulle insegne».
Sembrava tutto tranquillo. Tutto risolto. Invece, il 10 ottobre scorso, è arrivata la mazzata. «L’Ica mi contesta 4.500 euro per le vetrine “incriminate”, per gli anni 2011-2013. Sono andata a protestare, e mi hanno proposto o il dilazionamento o lo sconto se pago tutto subito. E mi hanno fatto capire come lavorano. Hanno le foto delle mie vetrine, fatte senza preavviso. La trovo una prassi a dir poco discutibile. Noi commercianti non siamo evasori».
La commerciante adesso è di fronte a un bivio: «O pago gli stipendi e altre tasse urgenti come l’Imu o non c’è n’è più per nessuno». «Ah, ma noi sequestriamo, la legge non ammette ignoranza», le hanno risposto quelli dell’Ica. «Prego, si accomodino – ha risposto la signora – Credono di avere la legge dalla loro parte, si sentono autorizzati e blindati. Intanto io mi sono rivolta a Confcommercio, e il bubbone è scoppiato».

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