Cultura e spettacoli

“Lessico familiare” in forma di requiem con la voce della Callas e il rock di Springsteen

alt Esce “In ascolto” di Laura Bianchi
Nelle adiacenze della morte, «vita ai limiti della vita», ci troviamo nudi e soli. Come mai siamo stati. Giunge all’apice la lotta contro quel «tempo contro cui non c’è riparo», per citare una poetessa recentemente scomparsa, Giovanna Bemporad. Ma più che la distanza da compiere, contano la qualità del viaggio, e la pietà necessaria a intonare un canto d’addio davvero nobile. Arricchisce oltre che commuovere il libro della comasca Laura Bianchi In ascolto (edizioni Il mio libro.it, pp. 68, 10 euro). È la testimonianza in prima persona, con tutto il corpo e con tutta l’anima, di una figlia che accudisce il padre durante l’estenuante presente di un lungo congedo. Che segue l’ictus e precede l’inevitabile. Non è un monologo, il requiem. A volte si sdoppia in voci che si addestrano pian piano «al tempo

sospeso tra cielo e terra». E diventa dialogo. A volte, il “tu” che soffre e si specchia e si racconta nelle parole di lei prende il sopravvento. E diviene “io”, che patisce e soprattutto lenisce. E passa un testimone fatto di moralità e tenacia esemplari di fronte alle prove della vita.
In questo personalissimo “lessico familiare” messo in pubblico, fatto di dignità e silenzi, e sempre più ridotto all’osso, non c’è solo il quotidiano eroismo che alberga in ogni cuore umano. C’è anche spazio per l’arte: la poesia dantesca, la voce della Callas e il rock di Bruce Springsteen (foto), uno dei miti di Laura Bianchi. La cui musica coinvolgente e sanguigna fa conoscere al genitore sul letto d’ospedale tramite l’auricolare collegato al telefonino. È uno dei momenti più toccanti, l’ascolto del sax di Clarence Clemons, appena passato a miglior vita. Una pagina che già è grande cinema. Otterrà il coronamento alla fine del libro, quando uscita dal cimitero dopo tante lacrime, lasciato fluire il dolore per dargli senso, la figlia entrerà con la prole «nel catino di cemento e acciaio» dove il “Boss” si esibisce in concerto. E il papà-nonno, da dove si trova, li guarda e dice in un epilogo liberatorio che è benedizione post-mortem: «Bruce sa come fare felici le persone: è logico, sa cos’è la felicità, perché sa cos’è il dolore».

Lorenzo Morandotti

11 gennaio 2013

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