L’estremo paradosso di Campione d’Italia, creditori “contro” la sentenza di fallimento
Cronaca

L’estremo paradosso di Campione d’Italia, creditori “contro” la sentenza di fallimento

Sono tre i reclami presentati in Corte d’Appello. La Rsu attacca la politica

Nulla è mai stato “normale” a Campione d’Italia. Un paese che ha vissuto probabilmente sopra le righe troppo a lungo e che nel momento più difficile non concede eccezioni.

Così, allo scadere dei termini di presentazione del reclamo in Corte d’Appello contro la sentenza del giudice fallimentare, a depositare le loro istanze sono i maggiori creditori.

Caso probabilmente più unico che raro. Nel più classico “stile” campionese. Difficile da comprendere ma assolutamente logico (e atteso) per chi ha un minimo di dimestichezza con le vicende della piccola enclave italiana in terra confederata.

I reclami, si diceva. Oltre alla società fallita, che molto spesso propone ricorso, stavolta si sono presentati in Appello i due maggiori creditori: il Comune, che dal Casinò dovrebbe ricevere oltre 44 milioni di euro. E la Banca Popolare di Sondrio, a cui la casa da gioco deve quasi 32 milioni di euro. L’estremo paradosso dei due maggiori creditori che fanno ricorso contro il fallimento ha spiegazioni diverse. Di natura politica. E di natura finanziaria e contabile.

Le prime sono semplici da spiegare, persino intuitive. Il fallimento della società di gestione del Casinò ha stravolto la vita di tutta la comunità. Ha piegato le ginocchia soprattutto al Comune, che ha perso completamente ogni potere e ruolo di direzione della casa da gioco. Governare un Casinò in affanno è sempre molto meglio che guardare a distanza altri gestire il proprio “patrimonio”.

Peraltro, uno dei consulenti del Comune, Corrado Ferriani, commercialista esperto di procedure concorsuali, ha dichiarato a un portale specializzato che «il reclamo presentato dalla giunta di Campione si fonda su ipotesi di illegittimità della sentenza dichiarativa di fallimento». A dimostrazione e conferma ulteriore della tesi “politica” del ricorso.

Le seconde ragioni sono fondate su ipotesi. Sostenute da autorevoli pareri di tecnici della procedura fallimentare. In sostanza, il credito vantato dalla Banca Popolare di Sondrio e forse persino il credito del Comune potrebbero finire al chirografo. Non sarebbero cioè ammessi al privilegio (come i dipendenti, il fisco, gli enti previdenziali) e potrebbero quindi essere rimborsati soltanto in parte o, addirittura, restare senza riscontro.

Sindacati contro i partiti
In un nuovo documento firmato dalle Rsu della casa da gioco, intanto, è apparso ieri un duro attacco ai partiti. «La politica faccia la politica e al sindacato sia lasciato fare il sindacato, senza commistioni di sorta – scrivono i rappresentanti dei dipendenti del Casinò – Oggi il sindacato combatte per la tutela dell’occupazione, del salario e della dignità del lavoro e non persegue certo interessi di natura politica né tantomeno personali. Dalle istituzioni e dalle politiche, locali e nazionali, ci aspettiamo atti di responsabilità a tutela di tutti i cittadini» di Campione, ribadiscono le Rsu. Le quali si dicono convinte della necessità di trovare soluzioni attraverso un «un tavolo unitario che coinvolga le istituzioni, i ministeri interessati e le parti sociali».

28 agosto 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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