Lettere

Lettera aperta al sindaco: «Non dimenticare il nome “Porlezza”»

Interventi e repliche

Egregio signor sindaco, lei ha recentemente illustrato in maniera diffusa e convincente l’aspetto “tecnico” e i vantaggi economici della fusione prevista per una nuova maxi entità comunale: Porlezza diverrebbe il più grosso Comune nell’area nord-occidentale lariana. Non altrettanto ha fatto circa l’aspetto degli svantaggi. Ribadisco la mia amara delusione nel constatare che riguardo alla scelta della nuova denominazione ufficiale i giochi sono praticamente già fatti e che permane la mancanza di una volontà politica di soppesare la gravità di questo “momento storico”, come lei lo ha giustamente qualificato. Amministratori pubblici che per questa fusione condividono e addirittura giustificano la scomparsa di un eponimo storico più che dieci volte secolare… C’è da restare allibiti.
– Il referendum programmato è un passo fasullo. Che significato ha proporre ai cittadini la votazione di tre nomi già scelti e depositati in Regione, quasi intercambiabili tanto sono simili, in nessuno dei quali figura un’alternativa con inclusa la denominazione “Porlezza”?
– Il nome personale è il primo elemento che fa l’identità in riferimento agli altri. Nessuno che abbia un po’ di autostima di sé butta via la propria identità. E meno male che la prima pregiudiziale per questa fusione era proprio quella di salvaguardare la propria identità! Si è preferito proporre un nome che non ha radici nell’itinerario plurisecolare di Porlezza.
– Non si è tenuto conto del contesto storico di questo cambiamento di denominazione. Non conoscendo la storia e il vissuto più che millenario che hanno arricchito nei secoli questo toponimo, è naturale che si arrivi a tali aberrazioni, di gente disinformata che cancella disinvoltamente il passato, il quale non è fatto solo di “riferimento a famiglie nobiliari”, come lei ha detto, che peraltro basterebbero da sole a darle un prestigio mondiale. Porlezza è quindi un valore così infimo da non controbilanciare la scelta di un altro nome di pura fantasia?
– Si propone quindi qualche nome ben poco originale, oltretutto non indicatore né comprensivo degli altri Comuni in questione (Porlezza perde e gli altri non ci guadagnano), un nome in cui non figura il centro di riferimento, un nome non radicato nel vissuto millenario della nostra realtà comunitaria, che riempie la bocca ma è privo di contenuto, senz’anima quindi. Gravedona, Grandola e Menaggio, conservando la propria denominazione nel nuovo nome per la fusione, fanno scelte intelligenti. Menaggio propone la scelta di 5 nomi, addirittura conservando semplicemente quello attuale.
– Ci si avventura in una montagna di difficoltà (e di spese) di ordine pratico a cui non si pensa adeguatamente. Tutto dovrà ritornare a capo in tutti gli atti pubblici, dai documenti, allo stemma comunale, alla segnaletica, alle carte geografiche, ai nomi delle società sportive, alle carte di identità, alla indicazione nei frontalini delle corriere, a Internet, alle reti di informazione turistica, ai libri che parlano di Porlezza, ai depliant… Si perderà inesorabilmente quella notorietà anche internazionale già acquisita.
– Il significato di questo cambiamento è che proprio il centro di aggregazione e dei servizi, quale Porlezza è, viene svuotato del proprio nome di riferimento. Che senso ha, per esempio, dire “Porlezza, oppure Valrezzo… frazione di Riva del Ceresio”? Per esperienza personale dico che il nome Porlezza, divenuto ormai “una frazione” del nuovo Comune, sarà cancellato col tempo perfino dalla memoria. Perché non pensare, oltre che alla conservazione del nome attuale, a un nome tipo: Porlezza Ceresio, Porlezza e Valli, Nuova Porlezza, Porlezza Valceresio… o anche un bel nome latino, semplice, nobile, originale e di immediata notorietà: Nova Porletia? Buona fortuna, Porlezza millenaria.
Vitale Scanu

18 Novembre 2013

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