Lettere anonime e minacce di morte all’agente che indagò sulla stradale

© | . . La sede della Polizia stradale a Como

Lettere contenenti minacce esplicite di morte. Un’auto danneggiata. Microspie su altre vetture in uso a chi era nel mirino. A un anno dal blitz nella sede della polizia stradale di Como, che portò a decapitare i vertici della struttura e a indagare una ventina di agenti, emerge un retroscena che fino ad oggi non era conosciuto e che ha però portato ad un cambiamento visibile.
L’agente del gruppo di polizia giudiziaria della stradale che collaborò con la Procura di Como (pubblico ministero Massimo Astori) nel delicato fascicolo di indagine è stato trasferito alla Questura di Milano per motivi di sicurezza. Pare infatti che nelle settimane successive alla perquisizione degli uffici del corpo in via Italia libera, sia stato oggetto di una inquietante serie di episodi assieme ai colleghi con cui componeva il pool investigativo.
Non si conoscono molti dettagli della vicenda che rimane top secret, ma un fascicolo di indagine in seguito alle minacce sarebbe stato aperto sempre dal pm Astori nel tentativo di individuare chi sia stato l’autore di quelle lettere minatorie e di quei volantini che auguravano all’agente una pessima sorte. Pare che nel fascicolo della Procura siano confluite più missive minatorie – sia all’agente ora trasferito per motivi di sicurezza, sia a chi collaborava con lui – volantini e la relazione su una vettura in uso al gruppo della polizia giudiziaria che fu presa di mira da ignoti e danneggiata. Tutto questo pare che risalga a settimane se non addirittura a mesi fa, ma solo la decisione di spostare l’agente a Milano – presa in questi giorni – ha portato allo scoperto l’accaduto e il nuovo fascicolo di indagine che al momento sarebbe a carico di ignoti.
In ogni caso, e indipendentemente da come si concluderà questa vicenda, una pagina triste per la nostra città.

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