Lettere

L’ex chiesa di San Lazzaro abbandonata simbolo di degrado e generale indifferenza

Como come Napoli? Al di là di vecchi clichè e stupidi pregiudizi, sembra che i vizi della città partenopea stiano diventando i vizi dell’Italia intera, Como inclusa.
Di recente il “Corriere della Sera” ha pubblicato un reportage sulle condizioni di innumerevoli chiese napoletane, abbandonate, degradate e perfino occupate. Tali chiese seppur riconosciute come rilevanti a livello artistico sono immerse nel degrado più totale, dimenticate da tutti. Il tutto condito con episodi che vanno dal furto di bene d’arte, denaro pubblico stanziato, e mai usato, per restaurare i complessi religiosi, impalcature montate ai tempi del terremoto di Irpina di cui si paga l’affitto, uso improprio degli edifici, diventati discariche o addirittura vere e proprie abitazioni.
Ebbene sul Lario pur non essendo arrivati a simili situazioni abbiano anche noi almeno un caso di un edificio religioso, di riconosciuto valore abbandonato a se stesso. Tale edificio è l’ex chiesa di San Lazzaro in via Teresa Rimoldi poco dopo piazza San Rocco. Esso è ciò che resta di uno dei tanti antichi complessi ospedalieri medievali che servivano la città prima della costruzione dell’ospedale Sant’Anna i cui resti sono ora occupati dal conservatorio. Di tale complesso rimane la chiesa, significativa a livello puramente architettonico essendo una delle poche chiese lombarde con navate poste su livelli diversi e che conteneva una serie di cicli di affreschi medievali. Gli affreschi con il tempo sono andati perduti e non si sa cosa sia rimasto.
La storia recente della ex chiesa è stata costellata di disastri. Nel 2003 crollò il tetto e da allora ci furono vani tentativi di recuperare l’edificio gravemente compromesso. Essendo la proprietà privata non c’è stato modo di utilizzare fondi pubblici per i restauri, e il tentativo di acquistare l’ex chiesa da parte dell’amministrazione comunale è stato gestito nel modo peggiore possibile, portando così al mancato acquisto dell’immobile e a beghe legali tra il proprietario e un azienda edile che avrebbe comprato parte del terreno per costruire presumibilmente abitazioni.
Tuttora non esistono soluzioni, nonostante la buona volontà del proprietario, che ha eseguito alcuni interventi di messa in sicurezza, e alcuni incontri pubblici fatti per sottolineare ai cittadini comaschi l’importante valore storico e culturale che il San Lazzaro possiede.
Ebbene cosa accomuna Como a Napoli? Beh, in un certo senso l’ignoranza rispetto ai tanti beni che una città può possedere, ignoranza peggiorata da un ulteriore disinteresse verso la loro sorte. Nel caso comasco del problema si discute da anni ma sembra che non interessi a nessuno. E forse tale aspetto è ben più grave della semplice ignoranza.
Como ha già perso innumerevoli testimonianze storiche legate sue chiese. San Giovanni in Pedemonte venne raso al suolo per costruire la stazione ferroviaria; Santa Teresa teatro di alcune lotte contro gli austriaci durante le Cinque Giornate è sparita per far spazio a uno spiazzo. Attualmente oltre a San Lazzaro c’è anche l’ex chiesa di San Antonio, che risulta molto degradata dopo la chiusura del cinema che la occupava.
Ma vi sono anche casi positivi, come il recupero della ex chiesa di San Francesco, il restauro di San Pietro in Atrio e il recupero della chiesa dell’ex monastero di Santa Caterina.
Ebbene è proprio impossibile che per il San Lazzaro non si possa far nulla? Impossibile organizzare una raccolta di fondi quanto meno per consolidare l’edificio? Impossibile trovare dei volontari che supervisionati da qualche esperto cerchino di fare il possibile per sistemare in parte l’edificio? Impossibile trovare un nuovo compromesso con la proprietà per permettere al San Lazzaro di accedere ai fondi pubblici?
Concludo con un’ultima considerazione: sia il caso di Napoli sia il caso di Como, così come i casi di altre città italiane, sono legati tra loro dall’ignoranza. La gente non sa che tali edifici sono importanti e perciò non fa niente per salvarli. Ma scacciata l’ignoranza con l’informazione entra in gioco un nemico ben più potente: l’indifferenza che è ben peggiore dell’ignoranza, in quanto chi è indifferente di sua consapevole volontà permettete crimini quali la distruzione di importanti beni artistici. Di conseguenza sono quasi convinto che la lotta per la salvezza dei monumenti sta oltre che nella lotta all’ignoranza nella lotta contro l’indifferenza. Le soluzioni pratiche prima o poi si trovano, ma in principio ci deve essere la volontà di trovarle, se no ogni lotta è vana.

Matteo Vanini

3 marzo 2013

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