L’ex presidente Pellegrino all’attacco: «Contro di noi c’erano una marea montante e un movimento politico e d’opinione»

La vicenda giudiziaria della Fondazione
Ancora un’udienza che definire “calda” è limitativo, nella intricata vicenda di Ca’ d’Industria e dei molti fascicoli che sono nati dalla decisione di appaltare all’esterno il servizio mensa della Fondazione. Decisione che scatenò vibranti proteste di dipendenti e sindacati culminate in una infuocata seduta in Sala Stemmi, a Palazzo Cernezzi, con parte dei membri del cda che denunciarono intimidazioni. Una storia contorta, come dicevamo, che prima portò in aula come imputato un dipendente
considerato dagli accusatori il “capopopolo” (Davide Scarano, poi assolto) e che poi ha finito con il rivoltarsi contro gli stessi componenti del cda, ora a processo per calunnia. Nel mezzo molte altre vicende, come un fascicolo aperto per una presunta adulterazione colposa di alcune costine – indagate due cuoche, che attendono ancora di definire la loro posizione dopo essersi opposte al decreto penale di condanna – e quello principale sulla regolarità dell’assegnazione all’esterno della mensa ad una ditta milanese. Vero cuore della vicenda, quest’ultimo, perché tutto il resto – ritiene il pm Fadda – nacque proprio dalla volontà di distogliere l’attenzione da questo esposto originario che portò Ca’ d’Industria nella bufera. L’udienza di ieri è stata particolarmente importante e sentita da tutte le parti, in quanto a deporre è stato chiamato Domenico Pellegrino, il presidente della Fondazione proprio nei mesi finiti sotto inchiesta. L’ex numero uno ha ripercorso i giorni delle proteste, confermando quella che lui ha definito «una marea montante», culminata nell’incontro in Comune a Como dove sarebbero piovute le presunte intimidazioni nei confronti del cda.
«C’erano stati tentativi di sabotaggio, come costine servite agli ospiti dall’odore nauseabondo e una scatoletta bucata con un cacciavite – ha detto Pellegrino – Dopo l’appalto all’esterno del servizio mensa successe di tutto e di più. Si voleva creare caos a tutti i costi. Pensai anche di dare le dimissioni. Poi, una mattina di sabato entrai in Procura. Qui incontrai un magistrato che avevo già visto una volta, e parlai per oltre un’ora ma non venne verbalizzato nulla».
Già, perché la prima denuncia di Pellegrino è del primo di giugno, e proprio per le costine maleodoranti. Ma Pellegrino ha raccontato molto altro, nella sua ricostruzione dei fatti.
«Una volta, mentre uscivamo da un incontro in Prefettura, per poco non misero le mani addosso al consigliere Romolo Vivarelli. Nei nostri confronti c’era un’azione spropositata». Inevitabile poi il racconto dell’incontro in Sala Stemmi in Comune: «Ero impressionato da come la gente saltava chiedendo le nostre dimissioni – ha proseguito Pellegrino – C’era un movimento politico e d’opinione contro di noi. C’era la paura che potesse accadere qualcosa. Mentre uscivo dall’aula mi urlarono di tutto, voci maschili e femminili. Una donna mi guardava come se avessi ucciso qualcuno. Mi accompagnarono dal Comune fino in piazza Duomo». Piccata, a questo punto, è stata però la replica del pubblico ministero, Mariano Fadda: «Ma senta Pellegrino, con tutto quello che ci ha raccontato e che le è accaduto, quando è andato in Procura per denunciare ciò che avvenne perché parlò solo delle costine maleodoranti?».
E ancora: «Come faceva poi a sapere i reati per cui era indagato Scarano, quando decise per la sospensione dal lavoro del dipendente?». «Li lessi su Facebook», ha replicato Pellegrino.
Ma l’udienza non si è conclusa qui. Nel pomeriggio due imputati hanno poi voluto essere esaminati dalla pubblica accusa per ribadire la loro innocenza. Per primo ha parlato il brigadiere della guardia di finanza Michele Miccoli, accusato dal pubblico ministero di concussione e falso in atto pubblico, che ha ribadito come «non fu fatta mai alcuna pressione su Scarano» e come soprattutto nei verbali contestati fu invece detto quello che è poi stato riportato: «Altrimenti avrebbero potuto leggerli e non firmarli». E anche il consigliere Mario Peloia ha dichiarato in aula di avere effettivamente udito da Scarano le frasi riferite alle molotov e allo sparare a Pellegrino. Si riparte il 20 novembre.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’intricata vicenda di Ca’ d’Industria tornerà in aula il prossimo 20 novembre con altri testimoni

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