Lezzeno straziata dal dolore. Don Ivan: «Affidiamo Maddalena a papa Giovanni Paolo II»
Cronaca

Lezzeno straziata dal dolore. Don Ivan: «Affidiamo Maddalena a papa Giovanni Paolo II»

La prima pagina del “Corriere di Como” di oggi, dedicata alla tragica vicenda di Lezzeno

Un paese straziato dal dolore si è stretto ieri attorno a una piccola bara bianca. «Perché Signore questo immenso dolore? Perché la vita di una bambina?». Domande che hanno riecheggiato nella chiesa di Lezzeno gremita come non mai. In tanti, anzi tantissimi hanno voluto salutare per l’ultima volta ieri Maddalena, la bimba di cinque anni e mezzo morta la mattina di Pasquetta sulla barca del nonno Erio Matteri, titolare del cantiere navale lariano nei pressi del quale si è verificato il terribile incidente.

«Siamo qui per affidare all’abbraccio del Risorto la piccola Maddalena e per chiedere per noi il dono della speranza e della consolazione», ha detto ieri durante la sua omelia don Ivan Salvadori, rettore del Seminario di Como, che ha poi citato coincidenze non casuali. «Oggi il Vangelo ci parla della Maddalena, anzi dell’incontro della Maddalena con il Risorto – ha detto – Questo è un piccolo segno di tenerezza che Dio ci fa per aiutarci a comprendere il suo disegno. Mentre i discepoli piangono e non credono alla resurrezione di Gesù, ecco che lui appare alla Maddalena, che è la prima testimone della Misericordia di Dio». Don Ivan ha poi aggiunto un pensiero rivolto alla famiglia: «Quell’ultimo viaggio in barca è nato da un gesto di amore per lei. Perché Maddalena potesse godere a Pasquetta di una giornata unica. Nessuno dunque deve avere un rimorso perché è salita in cielo sostenuta dall’amore dei suoi cari. Non abbiate paura, Dio vede nel cuore dell’uomo e sa dell’amore che avevate per Maddalena».

Ieri anche il vescovo di Como Oscar Cantoni ha mandato un messaggio di vicinanza alla famiglia. Tanti anche i messaggi giunti dai compagni di scuola della piccola; uno striscione è stato firmato dai tifosi del Como, con la scritta «Maddy con noi» e una sciarpa poggiata sopra la piccola bara bianca. Una tragedia che ha lasciato senza parole, quella di Lezzeno. E proprio sull’elaborazione del lutto ha posto l’accento don Ivan: «Abbiamo oggi l’impressione che le parole umane abbiano esaurito la capacità di dire – ha detto nell’omelia – A queste domande forse preferiamo il silenzio, ma avvertiamo la necessità di una parola che ci aiuti a comprendere il mistero della vita, che ci dia la forza di vivere, di andare avanti e che ci consoli e che sia più affidabile delle chiacchiere umane. Ci domandiamo come è possibile tenere insieme il silenzio e la parola. L’unica possibilità è la preghiera, nella quale la parola di Dio incontra e illumina il nostro silenzio. Finché camminiamo nella speranza, possiamo solo affidarci a Dio secondo disegni che ci appaiono inconcepibili».

«La vita segnata dalla fede – ha proseguito – è una vita segnata da un sepolcro in cui c’è la vita eterna, il nostro cuore è fatto per l’infinito, la nostra vita per l’eternità. E ne era consapevole anche Maddalena. In lei c’era già una fede vissuta con quella schiettezza e semplicità tipica dei bambini. Era proprio lei ad insegnare a noi adulti e duri di cuore cosa conta nella vita. Maddalena era speciale. Dimostrava di essere più matura dei bimbi della sua età, sapeva sorprendere con quelle domande così spontanee. Il giorno prima di morire era Pasqua, lo stesso giorno in cui la Maddalena aveva cercato il Signore. Quel giorno si era messa a baciare l’effigie di Gesù. Singolare coincidenza, se pensiamo che la Maddalena dei vangeli è ricordata proprio per i baci dati a Gesù». Maddalena è morta il 2 aprile 2018, tredici anni dopo papa Giovanni Paolo II, che diventerà poi santo nel 2014. «E per questo la affidiamo a lui», ha concluso il sacerdote durante il rito funebre.

8 Aprile 2018

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