«Facevamo 180 coperti. Ora siamo passati a 80»

altIl ristoratore
(a.cam.) La giornata di mobilitazione «è una bella iniziativa». Alberto Brambilla però non è ancora soddisfatto: «Voglio la piazza – ripete – voglio il confronto con le istituzioni. Dobbiamo farci sentire». Titolare di un ristorante a Lurago d’Erba, da 15 dipendenti Brambilla è passato a 11 e poi a 9. E teme non sia finita. «Avremo un anno ancora più nero – dice – Il sabato sera facevamo 180 coperti. Ora siamo passati a 80. E ho anche ridotto i prezzi pur mantenendo identici la qualità e il servizio. I clienti diminuiscono, è inutile, non possono permettersi il ristorante. Hanno sempre meno soldi da

spendere. Se prima un pensionato usciva a cena una volta la settimana ora, se va bene, lo fa una volta al mese. Vengono le famiglie a chiedere informazioni per il banchetto per la Comunione dei figli, propongo 35 euro per una cosa ben fatta e mi dicono che non possono spenderne più di 25».
L’equazione commerciante-evasore poi fa infuriare il ristoratore. «Per 20mila euro che ho dato ai dipendenti per gli stipendi ne ho pagati altri 14mila di Irpef e Inps – precisa – Ma quali evasori! Gli evasori cercateli da un’altra parte. E mentre uno fa i salti mortali mi chiamano il 1° gennaio per dirmi che devo cambiare la numerazione delle fatture. Ma?». E qui scappa una parolaccia. Brambilla si scusa. Dalla platea applaudono.

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