«Giuliano “lariano”, ipotesi azzardata»

alt Il mistero del bandito

(l.m.) Il bandito siciliano Salvatore Giuliano e i suoi giorni comaschi dividono gli storici. Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino, come riferito ieri dal nostro giornale, hanno ipotizzato che, nell’ambito della partecipazione alle attività della Decima Mas di Junio Valerio Borghese e in collaborazione con agenti dei servizi Usa, il bandito sia passato da Montorfano, dove pare abbia avuto sede il Battaglione Vega, nel maggio 1945. I due autori ne scrivono nel recente saggio La scomparsa

di Salvatore Giuliano. Indagine su un fantasma eccellente edito da Bompiani.
Ma a questa ricostruzione non crede lo storico comasco Giorgio Cavalleri: «Il Battaglione Vega aveva sede a Como, in un istituto scolastico di via Iacopo Rezia, non a Montorfano», precisa. Cavalleri inoltre si chiede: «Come avrebbe fatto un siciliano come Giuliano a passare inosservato nella località di provincia? Forse l’avrebbe fatta franca in una città come Como. Ma a Montorfano non credo».
Il fatto che il bandito monteleprino sia transitato da Como è, per Casarrubea, una «ipotesi più che probabile». Ma qui Cavalleri contesta un altro dato del libro Bompiani, in cui si legge: «Nell’aprile 1945, 120 militi della brigata “Raffaele Manganiello”, di stanza a Montorfano raggiungono la Sicilia per continuare la “resistenza fascista” al Sud». «Ma come fanno ad andare in 120 in Sicilia – si chiede Cavalleri – visto che l’Italia era sfasciata in due, senza collegamenti ferroviari, con i ponti saltati e la linea Gotica spezzata? Lo trovo poco probabile. Per asseverare la presenza comasca di Giuliano occorrerebbero documenti più sicuri. Qui invece mi sembrano troppe le forzature, per quanto l’ipotesi risulti suggestiva. Ma non ha sufficienti riscontri, è un azzardo».

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