«Ho capito subito che la donna uccisa era la ex di mio fratello»

La testimonianza della sorella del trentenne sparito nel nulla
(a.cam.) «Ho identificato subito Lidia come la ex di Silvio, quando il 2 marzo scorso ho visto al telegiornale un servizio sull’omicidio di Mozzate. Ho chiamato immediatamente mio fratello perché ho avuto il presagio che potesse essergli capitato qualcosa. Il suo telefono però era già spento e non è più stato raggiungibile».
Simona Mannina, sorella di Silvio, è stata la prima ad accendere i riflettori su suo fratello, dopo l’omicidio di Lidia Nusdorfi. La ragazza sapeva che il 30enne aveva avuto una relazione con la donna uccisa.

Un rapporto che si era interrotto solo poche settimane prima del delitto perché, secondo quanto riferito dalla stessa sorella di Silvio, il fratello non voleva lasciare Bologna, dove aveva una figlia che vedeva regolarmente.
Di Monica, invece, la sorella di Silvio non aveva mai sentito parlare. Cercando di capire cosa potesse essere capitato al fratello, però, Simona è entrata nella pagina Facebook del 30enne e ha passato al setaccio gli ultimi contatti. Ha scoperto così il fittissimo scambio di messaggi con la 36enne di Rimini – oppure con qualcuno che si spacciava per lei – e anche l’ultimo accesso a WhatsApp e il messaggio inviato alle 19.21 del 1° marzo al cellulare di Lidia.
In quel momento, però, di Silvio Mannina si erano già perse le tracce. Tra l’altro, il 30enne avrebbe dovuto essere a Rimini o, al più, tornato a Bologna. Quando manda il messaggio a Lidia, tuttavia, il telefono di Mannina aggancia la cella di Mozzate. Una delle piste seguite dagli inquirenti è che il cellulare fosse nelle mani di Dritan Demiraj o di un suo complice. Resta però il mistero assoluto sulle sorti di Silvio.
Mercoledì scorso, i carabinieri di Rimini hanno effettuato rilievi e accertamenti tecnici sulla vettura usata da Dritan per raggiungere Mozzate. I risultati saranno resi noti nei prossimi giorni. La speranza degli inquirenti è trovare elementi certi per fare chiarezza su chi abbia viaggiato su quell’auto il 1° marzo scorso.

Nella foto:
I fiori e i ceri lasciati nei giorni scorsi nel punto del sottopasso in cui Lidia è morta (Fkd)

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