«Ho conosciuto bene il ministro Bertinelli. Ecco chi era»

Egidio Santambrogio, ex militante del Psdi, ricorda la figura di un comasco dimenticato
La vita di Egidio Santambrogio, 78 anni, da Cremnago d’Inverigo, è ricca di persone e di belle esperienze. È una vita di lavoro: meccanico provetto; di felice esperienza familiare, una moglie con la quale tuttora condivide l’esistenza, tre figli, oltre ai nipoti e – tra questi – un campione dello sport comasco: il ciclista professionista Mauro Santambrogio, che ha vestito la maglia della nazionale azzurra.
Egidio si è tolto lo sfizio delle sue passioni e ancora lo fa. Da giovane è stato
paracadutista – «Volevo volare», dice sorridendo – e ricorda con un pizzico d’orgoglio di aver ottenuto il brevetto, insieme con altri trecento, su un numero di ben 1.300 aspiranti.
È sopravvissuto a vari incidenti, anche a bordo di un motoscafo – racconta – che si rovesciò sul Lago di Como: «Mai un giorno di malattia, però», aggiunge subito.
Ha amato i viaggi, che organizzava per i pensionati della zona, e che tuttora pratica anche con mete esotiche e lontane.
La sua particolarità, però, è legata all’impegno politico di un tempo nel Psdi, il Partito socialdemocratico – voluto da Giuseppe Saragat, che fu poi capo dello Stato – nato con la scissione dai socialisti avvenuta nel 1947 a Palazzo Barberini. Egidio Santambrogio, infatti, conobbe da vicino Virginio Bertinelli, prefetto di Como dal 1945 al 1946 e poi parlamentare socialdemocratico, sottosegretario e ministro per due volte, la prima del Lavoro, con nomina avvenuta proprio il 21 febbraio 1962, esattamente cinquant’anni fa.
Bertinelli, nato nel 1901, morì nel 1973. Santambrogio ne ha ben vivo il ricordo. «Andai in federazione a Como a iscrivermi al partito nel 1952, avevo appena 19 anni. Mio padre mi aveva trasmesso quell’ideale».
Nella prima metà degli anni ’60, poi, fece parte del direttivo provinciale del Psdi. «Avevo tre figli, lavoravo, ma due-tre volte al mese andavo a Como per tener fede al mio impegno», ricorda. Nel tempo libero affiggeva manifesti e diffondeva le idee socialdemocratiche, in cerca di iscritti, senza ambire a un tornaconto personale. «Non ho mai chiesto niente – precisa – e ho ricevuto un unico favore: il passaporto in tempi rapidi, perché mi serviva per lavorare. Facevo il meccanico ed era importante conoscere le tante novità della Fiera di Hannover, in Germania?».
Com’era, dunque, Virginio Bertinelli, uno dei pochissimi comaschi divenuti ministri della Repubblica? «Aveva un tratto di grande umanità. Sapeva ascoltare e stare con i colti e con i semplici. Quando andavo nella sede della federazione, in via Odescalchi a Como, e c’era lui, mi sembrava di stare a casa mia. Una volta venne ad aspettarmi qui a Cremnago, fuori dalla chiesa, perché avevamo una riunione».
L’immagine del politico sembrava austera, ma in privato rivelava un altro aspetto della personalità. «Bertinelli aveva senso dell’umorismo. Una volta eravamo in piazza Duomo, a Como, per un comizio. Qualcuno lo contestò disturbando il suo discorso, ma lui si limitò a ridere di gusto…».
Poi il salto con la nomina a ministro e il ricordo di Santambrogio diventa quasi celebrativo. «Per noi fu una grande soddisfazione, ma lui non cambiò atteggiamento. Si spostava da solo. Dava metà del suo stipendio alla federazione. Diceva: “Io non ho bisogno di soldi”. Era un vero italiano».
Tra gli atti di Bertinelli da parlamentare c’è la legge che rese obbligatoria l’istruzione fino alla terza media, attuando la Costituzione. «In proposito, diceva: “Non ha diritto di studiare soltanto il figlio dell’avvocato Bertinelli, ma anche chi non ha possibilità economiche, purché abbia capacità”».
Su un punto, invece, da semplice dirigente locale del Psdi, Santambrogio si distinse dal suo punto di riferimento politico: l’unificazione con i socialisti. «Dissi a Bertinelli che sarebbe durata poco. E così fu: il Psu (fusione di Psi e Psdi, ndr) ebbe vita breve, dal 1966 al 1969, poco più di due anni».
La conclusione è all’insegna del disincanto e, almeno un po’, della nostalgia. «Il clima politico di un tempo era diverso: c’erano battaglie tra i partiti, ma per il bene della Nazione. Alla fin fine, l’interesse comune superiore ricompattava tutti. Al funerale di Bertinelli ricordo una marea di gente. Io rimasi iscritto al Psdi ancora per poco. Tra il 1975 e il 1980 ci fu lo spartiacque, il cambiamento in peggio della politica. Credo che in Italia non tornerà più il partito socialdemocratico».

Marco Guggiari

Nella foto:
Una foto d’epoca del ministro Virginio Bertinelli

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.